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Libia: Tripoli stretta tra combattimenti e propaganda

    di  .  Scritto  il  23 Agosto 2011  alle  15:53.

Dopo una notte di bombardamenti della Nato nell’area della residenza del Muammar Gheddafi e di sparatorie tra insorti e forze lealiste, gli aerei dell’Alleanza hanno ricominciato all’alba a sorvolare la capitale Tripoli, dove continua quella che viene ormai soprannominata l’ultima battaglia del Raís.

Sulla sorte di Gheddafi s’infittisce il mistero: se alcune voci lo hanno detto in fuga, o impegnato in ipotetiche trattative con i governi del Sudafrica o del Venezuela, la comparsa a sorpresa dinanzi alle telecamere della Bbc di Saif al-Islam, il figlio del colonnello di cui i ribelli avevano annunciato la cattura il giorno prima, ha gettato altra confusione. Il volto sorridente, intervistato sia nel compound di Bab al-Azizia che in un albergo della capitale, l’erede politico di Muammar Gheddafi ha assicurato che il padre “sta bene e si trova in un posto sicuro”. “Tripoli è sotto il nostro controllo” ha aggiunto Saif al-Islam, sostenendo che le forze lealiste hanno inflitto ingenti perdite ai ribelli. Dagli inviati di alcuni canali televisivi internazionali sono giunte immagini di segno opposto, mostrando civili festeggiare la caduta del regime e favorire l’ingresso, dopo sei mesi di conflitto, dei ribelli a Tripoli. Un ingresso favorito, secondo alcuni esperti, anche dalla presenza terrestre di “truppe speciali” occidentali che “consigliano” i ribelli.

Sulle vittime dei combattimenti di Tripoli non circola alcun bilancio, ma si temono centinaia di feriti e diversi morti, anche tra i civili.

Fonti degli insorti hanno riferito stamani di uno scontro tra i loro combattenti e forze lealiste a circa 80 chilometri a ovest di Tripoli, intorno alla città di al-Ajaylat, dove nei giorni scorsi si erano registrate alcune manifestazioni pro-Gheddafi.

Da Washington a Berlino, da Parigi a Roma, dal Cairo all’Onu, le diplomazie internazionali hanno stretto ulteriormente il cerchio attorno a Gheddafi, al potere da 42 anni, intimandogli di lasciare la guida della Libia. Persino Pechino sembra aver preso atto della fine dell’era Gheddafi: “La Cina rispetta la scelta del popolo libico e spera in un ritorno rapido della stabilità in Libia” indica una dichiarazione ufficiale. Da Mosca è giunto un appello a “tutte le parti, inclusa la Nato, a rispettare il diritto umanitario”. Prendendo atto di un cambio imminente di potere a Tripoli, il ministro degli esteri russo, Sergueï Lavrov, ha detto che il suo paese è “pronto a contribuire intensamente al processo politico in Libia (…) e vi farà rispettare i suoi interessi”.

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