Socialize

Libia: Le ultime roccaforti di Gheddafi

    di  .  Scritto  il  5 Settembre 2011  alle  14:36.

Sono Bani Walid, non lontano da Misurata, Sirte sulla costa e Sabha, nel sud, le ultime roccaforti dell’ormai ‘quasi’ defunto regime di Muammar Gheddafi. Smentita la notizia della caduta di Bani Walid – che ha ulteriormente confermato le capacità dei ribelli nella manipolazione di notizie e il ruolo determinante avuto dalla propaganda in questo conflitto – la roccaforte dei Warfalla, tribù fedele ai Gheddafi, sta in realtà conducendo trattative con il Consiglio nazionale di transizione (Cnt). Se queste siano chiuse, come scrive oggi una parte della stampa internazionale, o se invece stiano ancora andando avanti è questione non direttamente verificabile.

Di certo, con il regime di Gheddafi ormai allo sbando, sarebbe più difficile per la Nato e la comunità internazionale favorevole all’intervento in Libia giustificare un’offensiva pesante come quella vista a Tripoli. Sirte in particolare – a cui è stato dato un ultimatum in scadenza sabato – è la città natale di Gheddafi ma è anche la terza città del paese: una battaglia casa per casa avrebbe disastrose conseguenze per la popolazione civile.

Gheddafi, nel frattempo, continua la sua ‘latitanza’ così come i figli presumibilmente rimasti in Libia (in tre hanno ricevuto ospitalità in Algeria). L’attenzione comincia anche a spostarsi su incartamenti e documenti che nel frattempo filtrano dagli uffici e dagli scaffali dell’ormai ex guida della nazione. Fa così un certo effetto vedere emergere scambi epistolari come quello tra Saif al Islam e l’ex primo ministro britannico Tony Blair che dà suggerimenti su una tesi di dottorato che il figlio del colonnello effettivamente concluse nel 2008 alla London School of Economics.

Più delicati i documenti – resi noti dall’organizzazione non governativa statunitense Human Rights Watch – che rivelerebbero le relazioni con gli Stati Uniti e l’adesione al programma di “rendition” dei servizi segreti americani. Una situazione abbastanza imbarazzante che comincia ad avere prime conseguenze. Uno degli esponenti militari più in vista del Cnt, Abdelhakim Belhaj, ha chiesto oggi le scuse di Gran Bretagna e Stati Uniti per torture subite nel 2004 dopo essere stato catturato a Bangkok dalla Cia e consegnato alle autorità libiche per le sue posizioni politiche (filo-islamiche).

 

Maria Scaffidi

→  Stampa articolo (o crea PDF)
→  Condividi o invia per e-mail

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *