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Álvaro Uribe, l’ex Presidente che non ci sta a fare l’ex

    di  .  Scritto  il  22 Settembre 2011  alle  3:01.

Rincorso dai giudici – con oltre 200 richieste di indagarlo per svariati reati presentate a una commissione legislativa, l’unica che potrebbe dare l’autorizzazione a procedere – sfiorato, ma non ancora colpito, da inchieste e condanne di alcuni dei suoi ‘fedelissimi’, tirato in ballo persino da ex paramilitari di ultra destra responsabili di massacri di civili, Álvaro Uribe non mostra segni di cedimento, ed è più che mai deciso a restare un personaggio di primo piano della politica colombiana.

“L’ex presidente atipico, che si rifiuta di entrare nel ‘club’ degli ex”, come lo descrive un lungo articolo il ‘Nuevo Herald’ di Miami, a 13 mesi dal suo addio alla guida del paese (2002-2010) è più che mai attivo, partecipa a dibattiti pubblici, aggiorna con frequenza i suoi ‘followers’ su ‘Twitter’ (650.000), ‘sopravvive’ con l’equivalente di circa 14.500 dollari al mese di pensione presidenziale nella zona nord di Bogotá riservata agli alti ufficiali delle forze armate.

E appare inarrestabile: “Non posso semplicemente mettermi a vivere da ex presidente. Sono un lottatore del popolo” ha detto di recente all’agenzia di stamp american Ap, forte di una popolarità pari al 60%, eredità anche dei successi militari ottenuti nel 2008 contro gli assassini di suo padre Alberto, la guerriglia delle ‘Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia’ (Farc).

Jorge Noguera

E per il momento non ha mostrato neanche di aver accusato il colpo giunto la settimana scorsa con la condanna a 25 anni di carcere di Jorge Noguera, ex direttore della polizia segreta ‘Das’ (dipendente dalla presidenza): nella sentenza si legge che il ‘Das’ forniva ai paramilitari i nomi di esponenti della sinistra e attivisti considerati nemici politici, come il docente e sociologo Alfredo Correa de Andreis, assassinato nel 2004. Se per Uribe Noguera è “un buen muchacho”, Andrés Felipe Arias è “la sua versione migliorata”: così lo chiamava quando nel 2005 Arias era candidato alla successione di Noguera, mentre oggi è accusato di aver distribuito a suo piacimento sussidi destinati ai poveri a ricche famiglie di latifondisti e affaristi di ogni risma quando era ministro dell’agricoltura.

Ed è stato proprio Uribe, ricordano osservatori del complesso scenario colombiano, ad aiutare María del Pilar Hurtado, succeduta a Noguera, ad ottenere l’anno scorso l’asilo politico a Panamá costringendo gli inquirenti ad indagarla ‘in absentia’ per spionaggio.

Lo scandalo delle intercettazioni illegali nei confronti di giudici, politici, giornalisti e attivisti dell’opposizione è  uno di quelli che hanno finora solo lambito la persona dell’ex presidente, abbattendosi invece su decine di parlamentari suoi alleati.

La maggior parte dei giudici vittime di pedinamenti appartiene infatti alla Corte Suprema che indaga su un’ottantina di parlamentari ed ex legislatori vicini a Uribe, la metà dei quali sono già stati condannati per associazione a delinquere con il paramilitarismo.

“E’ molto difficile che l’ex presidente non venga rinviato a giudizio, credo sia solo questione di tempo” ha detto di recente il deputato del ‘Polo Democrático Alternativo’ (sinistra), Iván Cepeda, figlio di Manuel Cepeda Vargas, assassinato nel1994 inuna sanguinosa ondata di omicidi dei paramilitari al suo partito ‘Unión Patriótica’, che non risparmiò due candidati alla presidenza, deputati, consiglieri comunali, sindaci, oltre a migliaia di militanti.

Ma l’apertura di un’inchiesta formale è ancora lontana e dipende da legislatori in gran parte appartenenti alla coalizione di governo di Juan Manuel Santos, che di Uribe fu ministro della Difesa, prima di succedergli alla presidenza.

Uribe, intanto, non ha disdegnato impegni internazionali, dai seminari all’Università di Georgetown  alla partecipazione alla commissione d’inchiesta dell’Onu sull’assalto israeliano agli attivisti filo-palestinesi della ‘Freedom Flotilla’ del maggio 2010.

“Sarei io il criminale e loro le vittime? Proprio loro che ricevettero tutta la protezione possibile dal mio governo?” ha dichiarato il 18 agosto al Congresso in merito alle denunce di spionaggio, mentre fuori dal palazzo sostenitori e accusatori si scambiavano slogan dai toni accesi.

A chi lo accusa, Uribe risponde senza mezzi termini: ha dato del “sicario morale” a Cepeda, del “diffamatore e occultatore del terrorismo” a Juan Forero del ‘Washington Post’ che ad agosto ha scritto di aiuti statunitensi finiti al ‘Das’ per finanziare le operazioni di spionaggio illegale, del “permissivo con i narcoterroristi delle Farc” al suo ex collega, Luiz Inácio Lula da Silva.

Dalla sua, sfodera dati sul calo degli omicidi in Colombia, passati da 66 ogni 100.000 abitanti nel2002 a38 nel 2006, secondo cifre ufficiali, così come dei sequestri, passati a circa 500 l’anno, contro i circa 3000 contati dalla polizia fra il 2001 e il 2002. E a fare l’ex proprio non ci sta.

Di Lara B. Vargas

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