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Fame nel mondo: i prezzi alimentari resteranno alti, secondo la Fao

    di  .  Scritto  il  10 Ottobre 2011  alle  17:48.

I prezzi alimentari sono destinati a rimanere sostenuti, se non ad aumentare, e saranno caratterizzati da grande volatilità. Questa è, in sintesi, la conclusione del rapporto annuale sulla fame nel mondo diffuso oggi da Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura), Ifad (Fondo Internazionale per lo sviluppo agricolo) e Pam (Programma alimentare mondiale).

Il messaggio degli esperti delle tre agenzie dell’Onu che si occupano di agricoltura e di lotta alla fame è chiaro: “L’intera comunità internazionale deve agire subito e con forza per sradicare l’insicurezza alimentare dal pianeta”.

Secondo il rapporto, “i governi devono assicurare meccanismi trasparenti che promuovano gli investimenti privati e aumentino la produttività agricola”, aggiungendo che è necessario “ridurre gli sprechi alimentari nei Paesi sviluppati attraverso l’istruzione e politiche ad hoc e ridurre le perdite alimentari nei Paesi in via di sviluppo attraverso la promozione di investimenti in agricoltura e una gestione più sostenibile delle risorse naturali; le foreste e la pesca sono fondamentali per la sicurezza alimentare di molte società vulnerabili”, già duramente colpite dalla crisi alimentare del 2006-2008.

Se anche gli obiettivi di sviluppo del millennio venissero raggiunti nel 2015, si continua a leggere nel rapporto, nei Paesi in via di sviluppo rimarrebbero comunque circa 600 milioni di persone sottonutrite.

La stima della Fao sul numero delle persone che soffrono la fame rimane per il 2010 quella già diffusa di 925 milioni di persone, mentre per il periodo 2006-2008 era di 850 milioni.

Tuttavia, la metodologia usata dalla Fao per calcolare il numero di coloro che soffrono di malnutrizione è al momento in fase di revisione e per questo il rapporto del 2011 non fornisce stime per l’anno in corso, ma preferisce concentrarsi sulla volatilità dei prezzi alimentari, identificati come uno dei principali fattori dell’insicurezza alimentare a livello globale e fonte di grave preoccupazione per la comunità internazionale.

“L’aumento dei consumi alimentari nelle economie in rapida ascesa – si legge nel rapporto – la crescita demografica e l’ulteriore espansione dei biocombustibili pongono un ulteriore pressione sul sistema alimentare”.

Per di più, la volatilità dei prezzi alimentari potrebbe aumentare nel prossimo decennio per lo stretto rapporto tra mercato agricolo e mercato energetico e per i disastrosi effetti del cambiamento climatico.

In questo contesto “i piccoli agricoltori e i più poveri diventano sempre più vulnerabili” e nel lungo periodo si potranno avere gravi ripercussioni sullo sviluppo di interi Paesi.

“Le variazioni del reddito familiare – prosegue il dossier – incidono innanzitutto sull’assunzione di nutrienti da parte dei bambini, fondamentale nei primi 1000 giorni di vita, con impatti negativi sulla vita di intere comunità”.

I Paesi più esposti a questo rischio, concludono gli esperti delle Nazioni Unite, sono quelli africani, dove “il numero di persone sottonutrite è aumentato dell’8% tra il 2007 e il 2008, mentre è rimasto sostanzialmente lo stesso in Asia”.

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