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Il prezzo delle ‘primavere arabe’, secondo un rapporto internazionale

    di  .  Scritto  il  14 Ottobre 2011  alle  13:06.

Le ‘primavere arabe’ in Africa del nord e in Medio oriente avrebbero avuto un impatto negativo sulle economie delle nazioni coinvolte nelle rivolte pari a circa 40 miliardi di euro, secondo un rapporto diffuso oggi da Geopolicity, un’organizzazione indipendente con sede negli Stati Uniti e in Gran Bretagna specializzata sulle transizioni post-conflittuali.

Secondo la ricerca, intitolata ‘I costi della primavera araba e una tabella di marcia per il supporto del G20 e delle Nazioni Unite’, la destabilizzazione causata dalle rivolte o dalle rivoluzioni in Libia, Egitto, Tunisia, Siria, Bahrain e Yemen avrebbe prodotto, stando ai dati forniti dal Fondo monetario internazionale, una perdita di 40 miliardi e 480 milioni di euro per i prodotti interni lordi e le entrate finanziarie statali.

Nello stesso tempo, quei paesi del Medio oriente che hanno soppresso le rivolte, in particolare le nazioni esportatrici di petrolio come Arabia Saudita, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti, avrebbero tratto un vantaggio economico quantificabile in 28 miliardi di euro, grazie alle maggiori vendite all’estero di gas naturale e petrolio.

In ogni caso, il rapporto evidenzia come un bilancio dei costi e dei benefici economici delle primavere arabe sia ancora prematuro: “molti indicatori critici ed analitici non sono ancora disponibili e la situazione resta estremamente fluida”.

“Ci sono vincitori e vinti tra i paesi della regione e all’interno degli stessi paesi – si legge nella ricerca – Questa è in gran parte una storia legata al petrolio […] i paesi esportatori di petrolio, con l’esclusione della Libia, sono tra i vincitori, mentre i paesi importatori sono tra i perdenti”.

“Nei primi mesi del 2011, molti osservatori ritenevano che la primavera araba avrebbe avuto la forza di realizzare cambiamenti strutturali nelle relazioni politiche, di sicurezza e socio-economiche. Senza dubbio, in quei paesi dove si sono verificate le sollevazioni nuovi gruppi d’interesse hanno assunto il controllo delle risorse delle risorse in seguito ad un parziale processo di riforme la cui conclusione appare ancora incerta”.

Il rapporto sottolinea, inoltre, come il sostegno economico di circa 80 miliardi di euro promesso dai paesi occidentali a maggio durante l’incontro del G8 a Deauville sia rimasto sostanzialmente sulla carta, “costituendo piuttosto un approccio ‘del bastone e della carota’ alla stabilizzazione regionale” e interpretando il ritmo lento del sostegno finanziario europeo e statunitense come una conseguenza della crisi economica che attraversa l’Europa dopo un decennio di operazioni militari in Iraq ed Afghanistan e l’assegna di una strategia condivisa tra gli Stati Uniti e l’Unione Europea.

Gli ultimi mesi sono descritti come il periodo di maggior fermento nel mondo arabo a partire dai movimenti nazionalistici degli anni Cinquanta, ma la carenza di sostegno internazionale ai movimenti protagonisti delle sollevazioni rischia di avere conseguenze critiche sul futuro delle strutture di rappresentazione politica, oltre che sugli strumenti di redistribuzione della ricchezza nazionale.

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