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Tunisia: domenica le prime elezioni dalla ‘primavera araba’

    di  .  Scritto  il  21 Ottobre 2011  alle  16:45.

Oltre quattro milioni di cittadini tunisini si recheranno domenica alle urne per eleggere i 217 membri dell’Assemblea costituente in quelle che sono le prime elezioni dalla caduta di Zine al-Abidine Ben Ali.

Gli elettori residenti all’estero hanno cominciato a votare, nelle sedi diplomatiche e consolari, già da giovedì e potranno esprimere le loro preferenze fino a domani sabato.

L’Assemblea costituente dovrà redigere entro un anno la nuova Costituzione, che sostituirà quella del 1959, e indicare il nuovo governo transitorio.

La transizione tunisina alla democrazia assume un’importanza particolare in tutta la regione, poiché è in questo paese che sono cominciate le rivolte della cosiddetta “primavera araba” ed è stato il primo paese ad abbattere con le manifestazioni di piazza un regime autoritario, al punto che l’emittente satellitare al-Jazeera giudica queste elezioni come “un banco di prova per la democrazia nel mondo arabo”.

In un discorso alla nazione, trasmesso ieri sera dalla televisione pubblica, il primo ministro provvisorio, Caid Beji Essebsi, ha detto che le elezioni si svolgeranno in un quadro di “trasparenza e credibilità”, replicando alle ipotesi di brogli che erano state fatte dai vertici di al-Nahda, il partito d’ispirazione islamico moderata guidato da Rachid Ghannouchi ed in testa in sondaggi.

Essebsi ha anche ipotizzato che il governo di transizione lascerà il potere il 9 novembre, prevedendo che per quella data siano stati esaminati gli eventuali ricorsi e convocata la prima seduta dell’Assemblea costituente.

Durante la campagna elettorale molti partiti, ed in particolare al-Nahda, hanno insistito sull’identità arabo-musulmana del paese mediterraneo, anche se secondo diversi analisti internazioni il ruolo che la religione gioca nella vita politica e sociale del paese è piuttosto limitato.

“Il modello è quello islamico-democratico che si è dimostrato vincente in Turchia – ha detto lo studioso dell’università di Cambridge, George Joffe, ad al-Jazeera – dove il Partito per la Giustizia e lo sviluppo (Akp) di Erdogan è al governo da otto anni”.

In tutto sono 1600 le liste dei candidati, appartenenti ai 110 partiti che si presentano alle elezioni riuniti in varie alleanze e distribuite in 33 circoscrizioni elettorali, che si affronteranno in base ad un sistema elettorale proporzionale puro.

I principali sfidanti di al-Nahda sono il laico Partito democratico progressista (Pdp) e il Forum democratico per il lavoro e le libertà (Fdll o Ettakatol), che si presenta con una piattaforma per rivendicare una maggiore apertura sociale.

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