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Iran, Israele e Stati Uniti: prosegue la guerra di nervi e dichiarazioni

    di  .  Scritto  il  4 Novembre 2011  alle  10:21.

Le minacce reciproche tra Israele e Iran non sono una novità. È una guerra di nervi nata nel 1979, anno della rivoluzione iraniana, e che sempre più spesso torna in superficie.

“Siamo sempre pronti alla guerra”, ha annunciato minaccioso il ministro degli Esteri iraniano, Ali Akbar Salehí, in seguito ai presunti piani israeliani che prevedono un ampio consenso internazionale in caso di attacco contro il governo di Teheran.

Le esternazioni di Salehí arrivano alla vigilia della presentazione del dossier dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) sul controverso programma nucleare iraniano.

“L’Iran è sempre stato minacciato da Israele. Nulla di nuovo. Subiamo minacce di Israele da otto anni, ma sappiamo come difenderci”, ha ribadito Salehí in un’intervista al quotidiano turco Hürriyet Daily News.

Il ministro, che ha presenziato ad una conferenza ad Istanbul sull’Afghanistan, ha sottolineato che l’Iran risponderà con la forza contro ogni tipo di minaccia.

Si tratta di un concetto divenuto fin troppo chiaro da quando il presidente Mahmud Ahmadinejad arrivò al potere con l’appoggio dei Guardiani della Rivoluzione, comunemente conosciuti come Pasdaran, nel 2005.

Anno dopo anno, questo esercito parallelo agli ordini del leader supremo, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha celebrato i prodigiosi progressi della propria industria militare, settore al quale non sono mai mancati fondi, e del programma nucleare nazionale, anch’esso gestito dalla milizia rivoluzionaria.

“I missili dell’Iran superano un raggio di 2.000 chilometri e sono stati progettati per raggiungere le basi militari degli Stati Uniti e del regime sionista nella regione”, ha annunciato il generale dei Pesdaran Amir Ali Hajazadeh.

Tuttavia, quando il capo di Stato Maggiore iraniano, il generale Hasan Firuzabadí, avverte Israele e gli Stati Uniti della punizione che riceveranno nel caso in cui commettessero il grave errore di attaccare l’Iran, gli analisti si soffermano sulla guerra asimmetrica e non sui missili. Hezbollah in Libano, Hamas in Palestina, le milizie sciite in Iraq e numerosi gruppi ribelli afghani: insieme essi costituiscono la vera forza del governo di Teheran nella regione.

Gli iraniani intanto mantengono la calma.

Gli unici segnali d’irrequietezza provengono dall’economia. Il dollaro ha raggiunto il cambio record di 13.350 riyal, episodio interpretato dal quotidiano iraniano Ebtekar come prova di come la valuta statunitense “si stia rapidamente convertendo in un nuovo strumento di risparmio delle famiglie iraniane”.

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