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Nigeria: un Eid al-Adha di sangue, nel Nord è battaglia contro il governo

    di  .  Scritto  il  7 Novembre 2011  alle  6:00.

Uomini armati del gruppo islamico radicale noto come ‘Boko Haram’ hanno ucciso domenica un commissario di polizia a Maiduguri, capitale dello stato settentrionale di Borno, proseguendo le violenze un giorno dopo la serie di attentati e attacchi che hanno causato circa 140 morti, in base al bilancio ufficiale fornito dalle forze di sicurezza, nella regione nord-orientale della Nigeria.

Secondo quel che riferisce l’edizione online del quotidiano di Abuja ‘Daily Trust’ ma diffuso soprattutto nel nord del paese, un gruppo di persone sospettate di far parte di ‘Boko Haram’ hanno fermato l’automobile a bordo della quale si trovavano il commissario di polizia e la sua famiglia mentre si recavano in una moschea a pregare per le vittime degli attentati del giorno precedente, intimando alla famiglia dell’uomo di allontanarsi prima di ucciderlo.

Venerdì, in occasione dell’inizio dei festeggiamenti per la celebrazione islamica di Eid al-Adha – anche Babbar Sallah, in hausa, la lingua parlata nel nord della Nigeria – una serie di bombe sono esplose quasi contemporaneamente  nei pressi di una caserma dell’esercito a Maiduguri, causando almeno una vittima, e a Kaduna, dove sono morte almeno due persone a causa di una bomba lanciata nella parrocchia cattolica di Zango Kataf.

Secondo quel che scrive il quotidiano di Lagos ‘Vanguard, quest’ultimo episodio non sarebbe in realtà collegato agli attacchi di ‘Boko Haram’, ma si tratterebbe piuttosto di una vendetta privata.

Ma è nella capitale dello stato di Yobe, Damaturu, che si conta il bilancio di sangue più alto.

In base alla ricostruzione fornita dal quotidiano di Lagos ‘This Day’, i miliziani islamisti hanno messo a ferro e fuoco con bombe a mano e sventagliate di mitra interi quartieri di Damaturu, colpendo diverse centrali della polizia, la sede della Squadra speciale anti-terrorismo e quella del Corpo di difesa nazionale all’interno del complesso che ospita gli uffici del governo federale, mentre un’autobomba si dirigeva contro la sede del tribunale anti-terrorismo.

Secondo alcuni testimoni oculari citati dal ‘This Day’ e dal ‘Daily Trust’, gli attacchi sarebbero stati effettuati da un gruppo di “300 uomini che si muovevano in modo estremamente coordinato: si erano addestrati per fare il più alto numero di vittime possibile”.

“All’incrocio principale della città – prosegue il testimone citato dal ‘Daily Trust’ – hanno dato fuoco ad una quindicina di macchine, incluso un mezzo corazzato della polizia; poi si sono divisi in gruppi e il più grande si è diretto verso il complesso federale”.

La maggior parte delle vittime sono militari e impiegati che si trovavano negli edifici colpiti, mentre 17 persone sono ricoverate nel principale ospedale della città.

Dipinti in un primo momento dalla stampa internazionale come un attacco ai cristiani che vivono nel nord della Nigeria a maggioranza musulmana, gli assalti di Damatura si stanno rivelando con il passare delle ore piuttosto come un’offensiva diretta contro le istituzioni di polizia dello stato di Yobe che poche settimane fa avevano smentito la possibilità che membri di ‘Boko Haram’ potessero agire a Damatura.

Un portavoce di ‘Boko Haram’ – che in hausa significa letteralmente “l’educazione occidentale è peccato” – ha rivendicato ieri sera gli attacchi, aggiungendo che “altri attentati sono in preparazione: continueremo ad attaccare le formazioni del governo federale, finché le forze di sicurezza non fermeranno i loro eccessi contro i nostri membri e i civili indifesi”.

Gli attacchi coordinati, in ogni modo, dimostrano il fallimento della strategia adottata finora dal presidente federale Goodluck Jonathan, che da un lato ha cercato di minimizzare il problema evitando un qualsiasi tipo di negoziato o dialogo con i membri del gruppo radicale e dall’altro ha impostato la risposta unicamente sulla repressione militare degli appartenenti, affermando che “il problema di Boko Haram è in via di soluzione”.

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