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La moda, il velo e la religione: una rivista rilancia il dibattito in Turchia

    di  .  Scritto  il  23 Novembre 2011  alle  9:39.

Immaginate di stare seduti a un caffè a Istanbul e sentire i vostri vicini di tavolino, maschi e barbuti, parlare di velo islamico e paillettes.

Non è uno scherzo, ma quello che sta davvero succedendo in Turchia da qualche mese a questa parte, da quando la nuova rivista di moda Ala ha “osato” debuttare mettendo il velo islamico in copertina: il primo numero, infatti, raffigura una giovane donna avvolta con un velo rosa impreziosito da un’applicazione di pizzo nero, un po’ come i nostri cappelli anni cinquanta.

Ed è stato subito scalpore. Una donna islamica può essere anche alla moda?

Insomma, fashion style e Islam possono convivere felicemente o è subito crisi?

Per Esra Ezis, Art Director di Ala, questo matrimonio non s’ha da fare: l’idea di moda, infatti, è già in contraddizione con lo spirito dell’Islam, che vuole una donna sobria e molto coperta. Non si può parlare quindi di hijab fashion, ma solo di dettagli fashion, che fanno la differenza tra un velo e l’ altro.

Mustafa Karaduman, Direttore Esecutivo di Tekbir Giyim, una delle più importanti fabbriche di tessuti in Turchia, controbatte che l’Islam e il Corano suggeriscono alla donna solo di vestirsi senza eccessi e quali parti del corpo coprire, ma non dicono altro, per cui anche la moda islamica può cambiare ed evolversi senza offendere lo spirito della religione.

La rete raccoglie gli umori dei lettori o detrattori di Ala. C’è chi la considera già alla stregua di Vogue e la sua direttrice l’Anna Wintour dell’altra parte del mondo, e c’è chi invece ammonisce di non considerare Ala, che in italiano è il nostro “stile di vita lussuoso”, come i magazine di moda occidentali, strapieni di donne scosciate e bikini audaci.

Il giornalista turco Aysegul Genc, sul mensile Genc, ha scritto che Ala tende a occidentalizzare la donna musulmana rendendola vittima del fashion system. “Se è l’abito che fa il carattere della donna, allora è più corretto mostrare come si può essere belle e personali senza lustrini né paillettes.”

In altre parole, la moda impone regole strettamente consumistiche: quello che è bello e à la page una stagione non lo è più in quella successiva, ecco perché moda e Islam non possono convivere, gli sprechi dell’una violano le leggi dell’altro.

In ogni caso, che piaccia o no, Ala è diventato un vero e proprio caso che su facebook conta già più di novantacinquemila fan e il successo è tale che è stata appena lanciata una nuova edizione in Germania per i lettori turchi.

Insomma, se l’obiettivo era valorizzare la moda come espressione culturale del paese e delle donne che lo abitano, musulmane o laiche che siano, Ala sicuramente ha vinto.

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