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Aumentano le aree di crisi, record di paesi che ricorrono alle mine

    di  .  Scritto  il  24 Novembre 2011  alle  9:32.

Per le mine anti-uomo il 2010 è stato l’anno dei record, nel bene e nel male. Mai come lo scorso anno è stata bonificata così tanta terra, 200 chilometri quadrati. Mai, però, come non succedeva dal 2004, così tanti paesi e gruppi armati hanno fatto uso di mine. A darne una misura è l’ultima edizione del Landmine monitor report, il rapporto pubblicato ogni anno dalla Campagna internazionale contro le mine (Icbl), il documento più autorevole e onnicomprensivo per avere un quadro della situazione.

Secondo il rapporto, a fronte di una superficie di 200 chilometri quadrati di territori infestati da mine e bonificati, e di altri 460 chilometri quadrati già teatro di combattimenti  ripuliti da residui bellici inesplosi, nel 2010 tre governi hanno fatto uso di mine e mine sono state posate da gruppi armati in quattro paesi.

A tirar fuori dagli arsenali questo tipo di ordigno considerato indiscriminato e con conseguenze ultradecennali per le popolazioni civili sono stati in particolare Israele, il Myanmar e la Libia di Muammar Gheddafi; i gruppi armati che ne hanno fatto uso operano invece in Afghanistan, Colombia, Pakistan e ancora Myanmar. Non compreso nel rapporto è il dato sulla Siria, dove quest’anno l’esercito ha minato il confine con il Libano.

In totale, nel solo 2010, sono state neutralizzate 388.000 mine anti-persona e 27.000 mine anticarro. Un altro dato negativo riguarda invece l’aumento delle vittime: lo scorso anno sono state 4191, il 5% in più rispetto al 2009. Numeri che preoccupano, ha detto Loren Persi-Vicentic, uno degli autori del rapporto, secondo cui solo “il 9% dei fondi viene dedicato all’assistenza di una crescente popolazione di sopravvissuti con disabilità permanenti che richiedono un’assistenza continua per il resto della loro vita”.

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