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La Turchia e le nuove moschee a misura di donna

    di  .  Scritto  il  14 Dicembre 2011  alle  7:00.

Interno della Moschea Omayyad di Damasco (Siria). credit: amitaba.net

Abbellire le moschee e renderle più accoglienti per le donne: è l’obiettivo di una nuova campagna lanciata a Istanbul dal vice mufti Kadriye Avci Erdemli, che da qualche mese a questa parte, insieme a trenta esperti, è in giro a visitare le oltre tremila moschee turche per registrarne disservizi e carenze.

E  dai rilievi, risulta che non funzionano proprio le strutture che servono alle donne.

Per Erdemli, non possono esserci differenze di trattamento tra i fedeli, perché anche se per l’Islam le donne, a differenza degli uomini, non devono andare necessariamente in moschea a pregare ma possono farlo a casa, “è altrettanto vero che quando una donna entra in una moschea entra nella casa di Dio, e deve essere accolta come verrebbe accolto un uomo.”

Nella gran parte dei luoghi sacri di Istanbul le donne non trovano nè toilettes né spazi riservati in cui potersi lavare prima di pregare; spesso non riescono ad accedere ai posti assegnati loro perché sono occupati da materiali messi lì a deposito e, se sono liberi, comunque non sono riscaldati.

Già nel 2004 la scrittrice e femminista indiana Asra Nomani scrisse la Carta islamica dei diritti delle donne nelle moschee, dopo aver ripercorso la tradizione di tutte le donne di coraggio che hanno costruito l’Islam. Tra i diritti elencati, vi era quello delle donne a entrare in moschea e a farlo attraverso la porta principale, il diritto di pregare nella musalla (il santuario principale), senza barriere, anche in file promiscue di fedeli.

Per Erdemli realizzare questo progetto di abbellimento significa compiere il messaggio autentico dell’Islam. Nella maggior parte delle moschee, per esempio, le donne possono pregare solo nella parte posteriore, divise dagli uomini da tende o muri. Con le nuove regole ogni muro o tenda verrà abbattuto,  “perché non si possono alzare barriere proprio nei posti in cui queste dovrebbero cadere in maniera naturale.”

Non è stato facile per il vice mufti convincere gli oltre 5000 imam turchi della necessità di questo cambiamento. Ma questi ultimi adesso dovranno per forza adeguarsi alle nuove direttive, perché per Febbraio 2012 nelle moschee di Istanbul non dovrà più esservi traccia di disparità.

Per le strade della città i commenti sono entusiasti. “Sarebbe bello” , dice una donna di 30 anni che si fa chiamare Munevver. “Le moschee per noi sono fredde e sporche.” E paradossalmente sono soprattutto le musulmane a gioire dei futuri cambiamenti, per loro più che per le stesse femministe laiche, si tratta di un traguardo importante che annulla un altro privilegio maschile in uno spazio importante come quello sacro. A fornire la giustificazione concettuale e teologica al progetto, poi, ci ha pensato il Diyanet, l’organo statale amministrativo dei luoghi di culto islamici in Turchia. Sul quotidiano Hurriyet Daily News, Mehemt Gomez, a capo della struttura, ha parlato del problema della misoginia nell’Islam, purtroppo imputabile a interpretazioni scorrette e distorte del suo vero messaggio.

Ma non tutti sono d’accordo con Gomez. Il leader religioso Ali Bulac, sul quotidiano Zaman, ha scritto che ‘questi abbellimenti’ porteranno le donne a stare ancora di più fuori da casa: prima all’Università, poi a lavoro, e adesso anche in moschea. E nel farlo, verranno addirittura legittimate dalla religione.

A questo punto si è sollevato il coro di contestazioni.

L’ editorialista Ozlem Albayrak, dalle colonne del quotidiano Yeni Safak, ha tacciato Bulac di essere ossessionato da manie persecutorie nei confronti delle donne e queste ultime, musulmane e femministe insieme, si sono unite nella difesa del nuovo Islam progressista.

La polemica in corso, in realtà, riguarda un cambiamento sociale molto profondo che sta coinvolgendo la Turchia di questi ultimi anni. Ne ha parlato chiaramente il Professore Istar Gozaydin, Docente di Diritto all’Università di Dogus ed esperto di Diyanet, per il quale la crescita di una classe media, conservatrice e islamica, rafforzatasi in seno al partito Giustizia e Sviluppo, islamico anch’esso e al potere da dieci anni, ha allentato le restrizioni nei confronti delle donne musulmane, favorendone l’accesso al lavoro e all’Università.

“Oggi le donne – continua Gozaydin citando un rapporto della Banca Mondiale sulla parità di genere – rappresentano il 30% dei lavoratori turchi e il 44% degli studenti universitari. L’ingresso nelle moschee non è altro che l’evoluzione naturale di tutto questo.”

Ma Erdemli ci tiene a specificare che la sua iniziativa di abbellimento non ha niente a che vedere con la rivoluzione, è  solo un ritorno alle vere radici musulmane, “quando l’Islam non era né corrotto né male interpretato e per questo motivo trattava gli uomini le donne allo stesso modo, senza discriminazioni”.


 

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