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Pakistan: le bambine, l’infanticidio e la povertà

    di  .  Scritto  il  4 Gennaio 2012  alle  7:00.

L’infanticidio, in Pakistan, in questi ultimi anni è aumentato quasi del 100% e le vittime, nove volte su dieci, sono bambine.

La denuncia arriva da Anwar Kazmi, della Fondazione Edhi, che all’agenzia Irin ha raccontato “quanto sia facile, in questa terra, camminare per strada e inciampare nel corpo di un neonato morto, magari nascosto superficialmente sotto il suolo, ma che una leggera pioggia riporta facilmente in superficie.”

E’ difficile però fare statistiche sul numero di neonati uccisi, perché se una media è fattibile nelle grandi città, le zone rurali, che sono anche le più remote oltre che le meno sviluppate, sono praticamente irraggiungibili. Secondo Kazmi, nel 2011 sono stati ammazzati 1210 neonati, mentre nel 1999 erano 999.Purtroppo la mentalità e la povertà giocano un ruolo importante. Le bambine in Pakistan, e non solo, tradizionalmente vengono considerate un peso per la dote che dovranno portare al futuro marito quando si sposeranno. Sono un impegno economico gravoso che le famiglie non sempre possono permettersi. I maschi, invece, saranno i beneficiari di quella dote, e per questo, la speranza di un futuro più sereno.

La crisi economica ha giocato la sua parte, perché l’inflazione è cresciuta talmente tanto che i prezzi dei generi alimentari sono schizzati dell’11,83%, rendendo inaccessibili anche prodotti come i pomodori, i sottaceti o il pane, con cui prima si sfamavano i più poveri. La Fondazione Edhi, per arginare questa brutalità, ha comprato quasi 400 culle dove i genitori, in condizioni di anonimato, potranno abbandonare i loro piccoli piuttosto che ammazzarli. Per questo i suoi volontari stanno facendo campagne di sensibilizzazione in tutte le province pakistane, soprattutto nel Balochistan e a Sindh, le più povere del paese.

Per Siddiq Faiqa, un ginecologo di Lahore, le madri il più delle volte subiscono la decisione dei mariti che, all’annuncio della gravidanza, emettono la sentenza di morte. Poi, nel corso della gestazione e dinanzi alle difficoltà economiche quotidiane, si convincono anch’esse che l’unica soluzione è il “rimedio” estremo.

Siddiq, che lavora in una clinica che fa beneficienza alle donne più indigenti, più che raccogliere le loro paure o i loro dubbi, non può fare, anche perché in Pakistan l’aborto è illegale a qualsiasi stadio della gravidanza e la contraccezione praticamente sconosciuta.

“I tempi stanno diventando sempre più difficili. Ho appena partorito il mio quarto figlio e faremo di tutto per crescerlo perché l’omicidio, naturalmente, è un reato imperdonabile. Ma a volte capisco la disperazione di quei genitori costretti a farlo”, dice Safia Bibi che di mestiere fa la lavandaia, mentre suo marito lavora saltuariamente. La sua famiglia riesce a mettere insieme ogni mese 6000 rupie, cioè meno di 70 euro, e i suoi bambini camminano scalzi, perché – racconta rassegnata – “o li vestiamo o li sfamiamo”.

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