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Cile: dai libri di scuola scompare la parola “dittatura”

    di  .  Scritto  il  5 Gennaio 2012  alle  7:00.

Sta facendo discutere la decisione del ministero dell’Educazione del nuovo governo cileno di Sebastian Piñera di sostituire la parola “dittatura”, in riferimento al periodo di governo del generale Augusto Pinochet, con il termine “regime militare”.

Il ministro dell’Educazione del Cile, Harald Beyer, ha confermato ieri che il governo ha modificato i libri di testo base delle scuole elementari per far si che i giovani studenti apprendano che nel paese non c’è stata una dittatura ma un “regime militare”.

Beyer, nominato la scorsa settimana dopo le dimissioni del suo predecessore Felipe Buldes, ha spiegato ai giornalisti che si è scelto di “usare la definizione più generale che è regime militare al posto di dittatura”.

Nei libri di testo quindi scomparirà il periodo storico finora indicato come “dittatura cilena” per essere sostituito da “regime militare”.

Secondo il ministro, il nuovo testo “intende comparare differenti visioni sul fallimento della democrazia in Cile, sul regime militare e sul processo di recupero della democrazia iniziato alla fine del ventesimo Secolo, considerando i vari protagonisti, le differenti esperienze e punti di vista”.

Difendendo la decisione, Beyer ha spiegato che la modifica del termine è passata attraverso tutte le istanze regolari incaricate di valutare la questione e ha avuto l’approvazione del “Consiglio Nazionale dell’Educazione trasversale, che lo ha approvato senza modifiche”.

La modifica, realizzata attraverso un processo al quale partecipano molti educatori, “non ha niente a che vedere – ha aggiunto il ministro – con la polemica tra sostenitori e detrattori, ma con espressioni che si usano abitualmente in questo tipo di testi, in molte parti del mondo”.

“Quello di Augusto Pinochet non è un governo democratico, ma anche regime militare ha questa accezione” ha concluso il ministro.

L’epoca di Pinochet è stata sempre definita finora dittatura e colpo di Stato e, come ricordano i media cileni, lo stesso generale era solito riferirsi al suo governo come a una “dictablanda”, ovvero a una “blanda dittatura”, in un discutibile gioco di parole in spagnolo tra “dictadura” e “dictablanda”.

Durante questa dittatura, durata 17 anni, sono stati uccisi oltre 3200 cileni per mano di agenti dello Stato e altri 1200 continuano ancora oggi a figurare come detenuti scomparsi. Oltre 28.000 persone furono torturate e centinaia di migliaia furono costretto all’esilio.

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