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Cile: se il presidente porta “iella”…quando la voce di popolo finisce su internet

    di  .  Scritto  il  11 Gennaio 2012  alle  7:00.

La rovinosa caduta (nel Maggio del 2010) dalla scaletta dell'aereo presidenziale della prima dama cilena, Cecilia Morel, moglie del presidente Sebastian Pinera, davanti agli occhi del marito.

In principio fu il terremoto del 27 febbraio2010 a devastare il Cile 12 giorni prima del suo insediamento, costringendolo a rapide modifiche del suo programma di governo.

Ma ancora prima, si era fatta notare l’insolita apparizione di nugoli di pipistrelli nel palazzo presidenziale della Moneda il giorno in cui vinse il ballottaggio.

Nella cerimonia del giuramento, mentre Michelle Bachelet cedeva il mandato, si aggiunse la caduta della ‘piocha’ di Bernardo O’Higgins, la stella a cinque punte collocata sul lato inferiore della fascia presidenziale, massimo simbolo del potere ereditato dai tempi dell’Indipendenza.

La teoria impazza ormai sui social network cileni: che il presidente conservatore Sebastián Piñera porti iella?

Per le strade di Santiago il tema è oggetto di ampio dibattito, si legge in un esilarante articolo di Carlos Vergara sul quotidiano argentino ‘La Nación’. Che il presidente meno amato dal ritorno della democrazia nel 1990 – come ampiamente dimostrato anche dalle massicce proteste di piazza che hanno segnato tutto il 2011 – sia più o meno direttamente legato a tristi vicende patite di recente dal Cile è un’ipotesi surrogata infatti da più di un aneddoto: tutti ricordano, ad esempio, l’11 marzo 2010, quando al Congresso di Valparaíso milioni di occhi rimasero sgranati di fronte alla tv quando un nuovo sisma, con minaccia di tsunami, costrinse a cancellare la cerimonia del giuramento.

Pochi mesi dopo, a giugno, la iella colpiva la nazionale di calcio cilena in viaggio per i Mondiali sudafricani con una lesione muscolare alla coscia del goleador Humberto ‘Chupete’ Suazo. Preoccupato dalle sorti del giocatore, il presidente volle incontrarlo e lo incoraggiò posando una mano sul suo possente quadricipite augurandogli un pronto recupero: la lesione peggiorò e ‘Chupete’ vide i Mondiali più dalla panchina che dal campo.

Ancora ad agosto 2010, il presidente si dovette fare carico del difficile salvataggio dei 33 minatori rimasti intrappolati nel deserto di Atacama. La storica operazione servì a migliorare la sua immagine appena il tempo di qualche settimana, quando i sondaggi lo punirono di nuovo raccogliendo l’ira dei tifosi che lo accusarono della rinuncia del tecnico della nazionale Marcelo Bielsa.

Sta di fatto che incidenti e disastri naturali hanno avuto una drastica impennata con il governo di Piñera, da quello che coinvolse un minibus provocando la morte di 20 persone nel novembre 2010 all’incendio nel carcere di San Miguel, avvenuto nel dicembre successivo, in cui persero la vita 81 detenuti.

Eventi a cui nel 2011 sono seguiti, tra gli altri, l’eruzione del vulcano Puyehue, le cui ceneri si sparsero per mesi raggiungendo anche Argentina e Uruguay, o lo schianto di un aereo sull’arcipelago di Juan Fernández con a bordo 21 passeggeri.

I più maliziosi citano anche l’incontro tra Piñera e Steve Jobs, in California: poco dopo l’annuncio di una sua prossima visita in Cile, arrivò anche quello della morte del ‘padre’ della Apple.

E c’è chi giura che sia stata solo la protesta dei tifosi, contrariati dall’annunciata presenza di Piñera allo stadio, a consentire che a dicembre la Universidad de Chile vincesse il suo primo titolo internazionale, in 84 anni di storia, contro la Liga de Quito alla finale della Coppa sudamericana di calcio.

“Ci è successo di tutto” ha ammesso, laconico, il presidente, alla fine del 2011, riferendosi anche alle mobilitazioni contro la costruzione di cinque mega-dighe in Patagonia e per la riforma del sistema educativo che hanno segnato l’anno appena concluso.

C’è chi si spinge a ipotizzare che sia proprio il suo carattere ansioso, la sua personalità, ad attirare disgrazie e quant’altro, nonostante l’economia nazionale viaggi col vento in poppa.

E all’ansia, si mormora, sarebbe dovuta anche l’infelice decisione di cambiare, nei testi di storia, la parola “dittatura” con “regime militare”.

Un cambio di parole che, tuona il Financial Times, in un contesto politico più che polarizzato, “puo’ essere visto solo come un tentativo di riabilitare Pinochet” e “mette legna sul fuoco”.

E il 2012 non è cominciato meglio: oltre 50 incendi hanno bruciato e continuano a bruciare ampie zone del Cile dall’inizio dell’anno, con sette giovani pompieri morti tra le fiamme.

L’ultimo episodio è di appena qualche giorno fa: mentre il presidente inaugurava un complesso sportivo ad Arica una colonna di fumo proveniente da una casa in fiamme si alzava alle sue spalle…

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