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Sudafrica: una condanna esemplare contro lo “stupro correttivo”

    di  .  Scritto  il  2 Febbraio 2012  alle  8:45.

Sono stati condannati a 18 anni di carcere i quattro uomini che nel Febbraio2006, aKhayelitsha vicino a Città del Capo, in Sudafrica, ammazzarono con nove coltellate Zoliswa Nkonyana, dopo averla lapidata.

Il motivo dell’agguato fu la condotta dichiaratamente omosessuale della diciannovenne.

In Sudafrica la Costituzione protegge le persone in base all’orientamento sessuale, ma di fatto l’omofobia non è tollerata.

Già a Dicembre Human Rights Watch aveva denunciato i maltrattamenti nei confronti degli omosessuali, nonostante le leggi liberali vigenti nel paese.

Oggi, all’esterno del tribunale di Città del Capo, una folla di giovani attivisti esultava per la sentenza.

Per il patrigno di Zoliswa, Gcimunzi Mandindi, il verdetto è “una lezione importante per il paese.” “Dopo sei anni di processo, 50 rinvii, accuse cadute, nuovi indizi e nuovi sospetti, ci sentiamo finalmente meglio, liberi, e forse riusciremo anche a dimenticare”, ha dichiarato ai fotografi e ai giornalisti accorsi a raccogliere le sue reazioni.

Zoliswa è diventata il simbolo della lotta di gay, bisessuali e transessuali in Sudafrica, spesso vittime di crimini odiosi.

Jayne Arnott di Triangle Project ha dichiarato al canale televisivo tutto informazione, News24, che la Corte nei prossimi mesi dovrà giudicare altri quattro, o forse più, casi simili a quello si Zoliswa. Molti di questi, ha continuato la Arnott, sono ascrivibili all’odiosa categoria degli “stupri correttivi”, ovvero quando una donna viene ripetutamente violentata da una banda di uomini per guarirla dalla sua omosessualità.

Secondo fonti sicure, oltre trenta donne sono morte negli ultimi dieci anni per le conseguenze di questa pratica, e per la Fondazione “Luleki Sizwe”, che si occupa proprio di sostenere le vittime dello stupro correttivo, ogni settimana non meno di dieci donne vengono “rieducate” nella sola Città del Capo.

Il caso di Zoliswa, tra i processi più lunghi della storia del paese, per la Arnott ha dimostrato come la Corte e la polizia non fossero ancora preparati ad affrontare reati simili.

“Nonostante la lentezza del processo, in ogni caso questo è un grande giorno per i diritti delle persone LGBTI, perché questa sentenza ha creato un precedente nella storia del Sudafrica”, ha concluso la Arnott.

 

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