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Afghanistan: Corano bruciato, le proteste violente e il caos nella politica internazionale

    di  .  Scritto  il  27 Febbraio 2012  alle  7:00.

“Gli americani offendevano il Corano, lo deridevano, allora l’ufficiale afghano si è arrabbiato, hanno iniziato a litigare e poi ha sparato 8 colpi”: con queste parole, raccolte dall’agenzia di stampa francese AFP, un sergente afghano rimasto anonimo ha ricostruito i minuti precedenti all’omicidio dei due funzionari americani avvenuto sabato in un ufficio del ministero dell’Interno afghano, mentre fuori già da ore infuriavano in tutto il paese le violente proteste di gruppi di manifestanti contro le forze statunitensi e internazionali dopo il ritrovamento nella base di Bagram di alcune copie del Corano bruciate.

Le registrazioni della videosorveglianza stanno aiutando a ricostruire la dinamica del delitto al ministero degli Interni, mentre fonti della polizia afghana confermano che l’assassino è un uomo di 25 anni, Abdul Saboor, addestrato come militare in Pakistan, poi assunto nel 2007 come pilota in Afghanistan e successivamente promosso a lavorare in un dipartimento della polizia.

Nella notte tra sabato e domenica la polizia ha perquisito la casa di Saboor a Salang, nella provincia di Parwan, senza trovare nulla di rilevante, ma ha arrestato i suoi parenti in via cautelativa.

Intanto Francia e Germania domenica hanno annunciato il ritiro dei propri funzionari dalle istituzioni afghane, e la stessa cosa avevano fatto Stati Uniti e Gran Bretagna sabato “finché perdureranno le condizioni di pericolo”.

Già il comandante delle forze ISAF J. Allen, sabato, aveva richiamato alla base tutto il personale ISAF di stanza negli uffici ministeriali e nei dintorni di Kabul.

31 morti e oltre 180 feriti: è questo il bilancio ancora provvisorio delle proteste scatenate dal rogo del Corano da parte degli americani della base di Bagram, entrate oggi nel sesto giorno, e tra le più violente della storia dell’Afghanistan di questi ultimi dieci anni.

Sabato mattina una folla arrabbiata si è riversata per strada a Mehterlam, nel Laghman, e a Kunduz, per attaccare gli uffici governativi e il palazzo di UNAMA, la sede della Missione delle Nazioni Unite nel paese.

Affrontati dalla polizia in assetto antisommossa, è esplosa una guerriglia dal bilancio pesante: 4 morti e 52 feriti a Kunduz, per il capo del dipartimento Sanità dell’ospedale provinciale Saad Mukhtar, e 20 feriti a Mehterlam per Attaullah Niazi, direttore dell’ospedale pubblico di Laghman. A causa dell’incalzare della violenza, i funzionari afghani dipendenti dei ministeri degli esteri e della difesa hanno cancellato la visita prevista per questa settimana a Washington, per restare a Kabul a monitorare la situazione.

“Dobbiamo lavorare per riportare la calma e continuare a collaborare per ricostruire l’Afghanistan”, ha dichiarato il Segretario di Stato americano Hillary Clinton, mentre il Presidente afghano Hamid Karzai in un discorso alla Nazione tenuto ieri domenica ha nuovamente invitato i cittadini alla calma.

“Gli afghani hanno dimostrato di essere pronti a morire per la propria religione, ma non si può permettere ai nemici della pace di abusare del risentimento” ha detto il capo di Stato, confermando, in maniera indiretta, la teoria di chi vede almeno dietro una parte delle proteste la strumentalizzazione di forze politiche regolari e non.

Per alcuni analisti, infatti, queste proteste non sono solo il frutto del risentimento religioso, ma anche dell’insoddisfazione generale per la debolezza delle istituzioni afghane.

L’aspetto più preoccupante della vicenda, soprattutto in seguito all’uccisione dei due ufficiali, saranno infatti proprio i futuri rapporti di cooperazione tra USA, Afghanistan e le altre forze della coalizione.

“Il ritiro degli ufficiali dai ministeri paralizzerà aree di lavoro importanti, dal supporto tecnico alla condivisione delle informazioni di intelligence, comprese tutte le operazioni di sicurezza in corso, e non poteva arrivare in un momento peggiore, con attacchi contro le forze di polizia e dell’esercito perpetrati in tutte le province del paese ”, dice Bilal Sarway della BBC a Kabul.

Il rogo del Corano e le scuse pubbliche che Obama ha inviato a Karzai e al popolo afghano, gli sono costate le critiche dei suoi avversari repubblicani e di una buona fetta dell’opinione pubblica sfiduciata rispetto ai costi, umani ed economici, e ai tempi della crisi in Afghanistan.

Mentre Mitt Romney denunciava che l’omicidio dei due ufficiali rappresenta il fallimento della politica americana a Kabul, l’ambasciatore Ryan C. Crocker non solo difendeva l’operato della Casa Bianca, ma addirittura elogiava il comportamento della polizia afghana “sempre teso alla protezione dell’alleato”, per sottolineare la lealtà dei rapporti di cooperazione tra i due paesi, nonostante gli incidenti di questi ultimi giorni.

A rimettere in discussione il ritiro delle truppe dall’Afghanistan per il 2014, invece, è stato il senatore John McCain, veterano della guerra in Vietnam, per il quale questi eventi stanno dimostrando la fragilità delle istituzioni afghane a la necessità che Obama sostituisca il progetto di ritiro delle truppe per il 2014 con un accordo a lungo termine con Kabul “per continuare a guidare il paese sulla retta via.”

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