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Turchia: una nuova legge contro la violenza sulle donne

    di  .  Scritto  il  12 Marzo 2012  alle  7:00.

L’8 marzo la Turchia ha approvato una nuova legge sulla prevenzione della violenza contro le donne, frutto delle battaglie di avvocati e associazioni femminili che in questi anni hanno portato in parlamento il dibattito sul problema della disparità di genere.

La nuova norma stabilisce pene più severe contro gli uomini violenti e garantisce pari tutela a tutte le donne, a prescindere dallo status civile, chiarisce l’avvocato Nazan Moroglu al quotidiano Hurriyet Daily News. La novità più grande introdotta dal provvedimento è la tutela abitativa di chi è esposto a violenza di natura familiare. Un passo avanti storico per il paese quanto al rispetto della donna,  ma per l’avvocato la legge presenta ancora delle lacune gravi, soprattutto per quanto riguarda la violenza presunta.

Storicamente la cultura turca è sempre stata indulgente nei confronti dei mariti violenti, considerando i soprusi domestici come un fatto privato. Nel Gennaio 1998, dopo vari incidenti contro le donne, fu promulgata la legge 4230, cosiddetta “Per la protezione della famiglia”, che assicurava tutela a donne e bambini vittime di violenza. Ma questo provvedimento tutelava solo le persone regolarmente sposate, lasciando prive di garanzie tutte le altre: single, vedove, divorziate.

Ayse Pasali era una giovane donna che decise di divorziare dal marito violento. Lui non si rassegnò, e dopo ripetute minacce la uccise. Ayse più volte lo aveva denunciato e aveva invano chiesto protezione alle autorità: la legge non permetteva di intervenire perché Ayse era divorziata.

Da quel momento le organizzazioni femminili e per i diritti umani hanno intrapreso una battaglia senza soluzione di continuità perché venisse modificata quella legge iniqua.

A seguito delle elezioni generali del 2011, il Ministero dello Stato per le donne e la famiglia è stato modificato in Ministero per la Famiglia e le Politiche Sociali, una nuova denominazione che ha segnato un passo indietro, per gli attivisti e le femministe, invece il suo nuovo titolare, Fatma Sahin, si è dimostrata da subito sensibile alle questioni femminili, impegnandosi per la promulgazione di una legge rivolta a tutte le donne: divorziate, separate, sposate o single, vedove.

La prima bozza è stata discussa in parlamento a settembre 2011 e poi definitivamente promulgata la settimana scorsa, nella giornata della festa internazionale della donna.

Il nocciolo principale della nuova legge, a parte l’applicabilità a tutte le donne aggredite o abusate, è la protezione che viene offerta alla donna. Protezione fisica, mediante l’intervento della polizia; protezione psicologica, mediante l’istituzione di consultori a cui le donne possono rivolgersi; protezione economica, perché la legge stabilisce anche regole sulla vendita o il mantenimento della casa familiare nel caso in cui l’autore della violenza sia il marito. A rafforzare il valore della nuova normativa sarà la Convenzione di Istanbul, firmata dalla Turchia a maggio 2011 e ratificata a novembre.

Un passo avanti, ma non ancora definitivo. C’è qualcosa che non va nella denominazione della nuova legge, lamentano le organizzazioni femminili. Il nome “Sulla protezione della famiglia e la prevenzione della violenza contro le donne” ricollega in qualche modo la donna alla famiglia. “Per essere corretti, la legge avrebbe dovuto chiamarsi “protezione delle donne e di tutti gli individui all’interno della famiglia'”: è la parola individuo che fa la differenza. Non ha dubbi Moroglu quando afferma che solo attraverso il riconoscimento del valore intrinseco alla parola individuo si riconoscerà il valore della donna in quanto persona e non in quanto membro di una famiglia. Solo il rispetto del valore dell’individuo potrà determinare un cambiamento di mentalità nella Turchia moderna, e solo allora la lotta contro la disparità di genere sarà davvero vinta.

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