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Land grabbing in Asia, esperti Onu alzano i toni

    di  .  Scritto  il  24 Maggio 2012  alle  7:00.

Massima cautela di fronte a seducenti proposte di acquisizione di terre da parte di grandi aziende: non sempre i progetti di investimento portano allo sviluppo locale, mentre sono messi a repentaglio i diritti fondamentali delle comunità autoctone.

A suonare l’allarme sono due esperti delle Nazioni Unite, il relatore speciale per il diritto all’alimentazione Olivier de Schutter e il collega specialista dei diritti delle popolazioni indigene, James Anaya, dopo l’esame di alcuni casi di aziende di agro-carburanti e cerealicole in rapida espansione nel Sud-est asiatico.

“Il progetto di convertire da 1 a 2 milioni di ettari di foresta pluviale e piccoli appezzamenti agricoli in una grande piantagione destinata all’esportazione, per il mercato degli agro carburanti, nella regione di Meruake, in Indonesia, potrebbe avere un impatto sulla sicurezza alimentare di 500.000 persone. Circa 3000 ettari di terre sono stati trasformati in campi di canna da zucchero per il biocarburante nella regione di Isabela, nelle Filippine. Altri 8000 ettari devono aggiungersi al progetto, il che significa una trasformazione significativa delle terre e delle conseguenze incerte sulle vite di 45.000 abitanti” denunciano gli esperti.

Le monoculture su vasta scala, spiegano, modificano l’utilizzo e l’accesso alla terra, a beneficio delle sole multinazionali. “Troppo spesso a discapito degli autoctoni, la cui possibilità di produrre cibo per il consumo locale viene considerevolmente ridotta” precisa De Schutter.

Nella maggior parte dei casi, sottolinea Anaya, “si tratta di famiglie indigene, i cui mezzi di sussistenza sono radicati in un ambiente tradizionale. Il fatto che si tratti di terre ancestrali, per le quali gli indigeni non possiedono titoli di proprietà, rende queste comunità ancor più vulnerabili”. In nessun caso, dicono gli esperti di diritto, queste comunità sono state adeguatamente informate e consultate sulle acquisizioni di terre e le loro ripercussioni sulla vita locale.

Soltanto qualche giorno fa, il relatore speciale dell’Onu sui diritti umani in Cambogia, Surya P. Subedi, aveva presentato le prime conclusioni di un suo rapporto sulle conseguenze del ‘land grabbing’ (accaparramento delle terre, l’espressione inglese con la quale viene comunemente indicato il fenomeno) nel paese asiatico, esortando il governo locale ad “agire con più trasparenza quando si tratta di concedere e di gestire concessioni fondiarie, ed esercitare un più accurato controllo sulle aziende coinvolte”.

“Ho ricevuto numerose testimonianze e ho visto in prima persona alcune situazioni. Le comunità locali, in molti casi indigene, non ricevono alcuna informazione sull’azienda che prende in gestione la terra. A volte non sanno neanche il suo nome” ha detto Subedi, dopo una missione nelle province di Ratanakiri, Kratie e Stung Treng, nel nord-est della Cambogia.

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