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Messico: durante il mandato di Calderón omicidi aumentati del 160%

    di  .  Scritto  il  21 Agosto 2012  alle  9:14.

Tra il 2006, anno in cui il Governo di Felipe Calderón ha lanciato una massiccia offensiva contro il crimine organizzato con l’Esercito in prima linea, al 2011 in Messico gli omicidi sono aumentati del 160%, da 10.452 a 27.199, secondo le stime preliminari dell’Instituto Nacional de Estadística (Inegi), diffuse ieri.

“Nel 2011 in Messico si sono registrati 27.199 omicidi, un rapporto di 24 a 100.000 abitanti”, illustra l’Inegi. Il dato, che si basa sulle statistiche di mortalità, è del 5.6% superiore rispetto ai 25.757 omicidi registrati nel 2010.

Tuttavia, il bilancio Inegi non specifica quanti di questi decessi sono dovuti alle azioni del crimine organizzato, in particolare dei cartelli del narcotraffico, numero che quest’anno il Governo messicano non ha reso noto e che nel 2011 si era fermato a 47.515.

Secondo un recente studio della Lantia Consultores, solo nel secondo semestre del 2011 questa cifra ammontava a 6.408, mentre nei primi sei mesi del 2012 a 7.022.

Secondo i dati Inegi, nel quinquennio 2007-2011 si sono verificati 95.632 omicidi: il tasso è passato da 10 ogni 100.000 abitanti nel 2006 a 24 nel 2011.

Lo scorso anno lo stato con il maggior numero di omicidi è stato il Chihuahua, nel nord, al confine con gli Stati Uniti, dove si trova Ciudad Juárez, una delle città più violente del paese (anche se presenta un lieve calo: 6.407 omicidi nel 2010, 4.502 nel 2011).

Seguono lo stato del México (2.613 omicidi), nel centro, il più popoloso del paese con 15.1 milioni di abitanti, e quello di Guerrero (2.425 omicidi), nel sud.

I due stati dove in proporzione nel 2011 si sono registrati più omicidi sono Veracruz (da 461 nel 2010 a 1.075), nell’est, e Nuevo León (da 951 nel 2010 a 2.177), nel nord. In entrambi opera il cartello del narcotraffico Los Zetas, ritenuto il più sanguinario del paese, controllato da ex militari disertori dell’Esercito messicano e specializzato, tra l’altro, in sequestri, estorsioni, contrabbando di armi e di migranti più che in traffico di cocaina e marijuana.

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