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Falde acquifere radioattive, a rischio Medio Oriente e Nord Africa

    di  .  Scritto  il  7 Novembre 2012  alle  7:00.

Medio Oriente e Nord Africa soffrono di scarsità d’acqua e pompano ogni giorno milioni di litri da antiche falde acquifere che contengono alti livelli di radioattività presente in natura. Gli esperti temono che queste contaminazioni possano aumentare il rischio di tumore per milioni di persone.

A riaprire il dibattito sulla questione è stato l’ultimo numero del settimanale tedesco Der Spiegel, che ha dedicato alla vicenda un lungo articolo che parte dalla  Giordania, paese che ha investito 1.1 miliardi di dollari in un ambizioso progetto di ingegneria idraulica. A partire dalla primavera del 2013, circa 100 milioni di metri cubi l’anno verranno pompati dalla falda di Disi, nel sud del paese, oltre i 60 milioni di metri cubi l’anno che attualmente vengono prelevati. Tramite condutture, l’acqua arriverà direttamente ad Amman, distante circa 325 chilometri.

Le radiazioni, un pericolo invisibile. I test rivelano che l’acqua contiene alti livelli di radioattività naturale, ben al di sopra delle linee guida OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). A rischio non è soltanto la salute dei giordani, ma quella di tutti gli abitanti del Medio Oriente e del Nord Africa. Uno studio della Duke University di Durham, North Carolina, pubblicato nel febbraio 2009 dalla rivista Environmental Science & Technology, riportava i risultati relativi a 37 campioni di acqua estratti dalla falda di Disi (vecchia di 30.000 anni): fino a 30 volte più radioattivi degli standard OMS.

La radioattività è causata dall’uranio naturale e dal torio che si depositano sulle rocce sedimentarie. Col tempo producono radio, che può provocare cancro alle ossa. Due isotopi, il radio-226 e il radio-228, con una vita media rispettivamente di 1.600 e sei anni, sono particolarmente pericolosi.

Servendosi dei dati della Duke University, il tedesco Federal Office for Radiation Protection (BfS, Bundesamt für Strahlenschutz) ha recentemente ricalcolato l’entità del rischio per la salute delle popolazioni locali. Secondo le sue stime, una persona che beve due litri di acqua al giorno dalla falda di Disi è esposto a livelli di radiazioni compresi tra 0.99 e 1.53 millisievert (mSv, che misura gli effetti e i danni provocati dalla radiazione su un organismo) l’anno, ovvero da 10 a 15 volte superiori agli standard OMS. Considerando che la popolazione riceve una dose media annua di un millisievert e che ha una speranza di vita media di 70 anni, l’acqua potabile radioattiva aumenterà il numero normale di decessi da quattro a 1000. Il calcolo contempla la sola ingestione dell’acqua, e non tiene conto di altri modi in cui le radiazioni possono penetrare nel corpo (ad esempio, l’acqua che viene utilizzata per irrigare i campi e conseguentemente le radiazioni concentrate nelle verdure).

Nel caso di Amman, che ha una popolazione di 2 milioni di abitanti, si stimano almeno 8.000 morti addizionali. Ma la Giordania è solo una piccola parte del problema. Le stesse condizioni geologiche che rendono l’acqua di Disi radioattiva prevalgono in gran parte del Medio Oriente e del Nord Africa, interessando centinaia di milioni di persone.

Solo il 10% della falda acquifera di Disi passa attraverso il territorio giordano. Il resto, in Arabia Saudita, dove viene chiamata falda di Saq. D’accordo con uno rapporto del 2008 del francese BRGM (Bureau de Recherches Géologiques et Minières), che ne aveva prelevato 64 campioni, anche i livelli di radioattività di Saq sono generalmente superiori alle linee guida OMS. La quantità di acqua pompata da Saq è più che quadruplicata dal 1985 al 2005, da due miliardi a 8.7 miliardi di metri cubici. L’acqua rischia di diventare “inadatta al consumo mano e all’uso agricolo”, le conclusioni dei francesi.

Israele pompa acqua da bacini fossili per l’irrigazione dei suoi campi nel deserto del Negev. L’Egitto pompa acqua dai bacini sotterranei delle oasi dal 1980. Ma è la Libia che gestisce la più grande operazione di pompaggio del mondo, il noto “Great Man-Made River”. Quotidianamente, circa 1.6 milioni di metri cubi di acqua vengono pompati dal Nubian Sandstone Aquifer System (NSAS) ad un ritmo di oltre 18.500 litri al secondo. Terminate le operazioni di pompaggio, tramite un massiccio sistema di pozzi, condutture e serbatoi, 6.5 milioni di metri cubi di acqua vengono trasportati ogni giorno dal deserto alla città costiere, le cui falde acquifere soffrono le infiltrazioni di acqua del mare. Un fenomeno assai diffuso tra i centri della costa della regione.

L’Arabia Saudita è l’unico paese che tratta l’acqua contaminata, rimuovendo le particelle radioattive. Il ministero dell’Acqua e dell’irrigazione giordano nega i risultati dello statunitense, assicurando che i tassi di radioattività di Disi sono in realtà inferiori. Gli esperti del ministero sostengono che sarà sufficiente diluire l’acqua della falda con acqua non contaminata per ridurre l’esposizione annuale alle radiazioni fino a 0.4 millisievert (una dose comunque quattro volte superiore agli standard OMS).

Il tedesco Federal Institute for Geosciences and Natural Resources (BGR) denuncia che i giordani hanno misurato la radioattività in uno dei punti di Disi in cui l’attività radio è particolarmente bassa, e non dove è più alta, come invece andrebbe fatto. Il BGR stima che sarebbe necessaria l’aggiunta di almeno un miliardo di metri cubi di acqua non contaminata l’anno per portare l’esposizione a livelli inferiori agli standard OMS.

Uno dei più grandi finanziatori del progetto Disi è la Banca Europea per gli Investimenti (BEI), che nel maggio 2009 ha approvato prestiti per un totale di 225 milioni di dollari. Tra gli impegni presi con la BEI, Amman si è impegnata a testare l’acqua in ogni fase dei lavori e a presentare relazioni periodiche. In caso contrario, la BEI potrebbe revocare il finanziamento. La banca attende ancora l’ultimo rapporto, che doveva essere consegnato alla fine di settembre. D’accordo con BEI, la media annuale di radioattività “è ancora al di sopra del limite consentito”.

Nel 2010, la King Saud University ha esaminato dieci operai incaricati di cambiare i filtri nei pozzi sotterranei. Nel loro sangue sono stati rilevati isotopi radioattivi undici volte superiori alla norma, che hanno causato un danno cromosomico che può portare al cancro e a malattie nella prole.

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