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Cina: congresso del Partito comunista, dietro le quinte battaglia per la successione

    di  .  Scritto  il  8 Novembre 2012  alle  7:00.

Oggi si apre il XVIII Congresso del Partito comunista cinese (Pcc). Oltre 2.200 delegati da tutto il paese giungeranno a Pechino, in quella che vuole essere una manifestazione di armonia, potenza e unità. Ma dietro le quinte la battaglia per la successione si è già dimostrata aspra. Quelli che usciranno, infatti, da questo Congresso, saranno i leader che guideranno per i prossimi dieci anni la seconda potenza economica mondiale. Leader che hanno fatto una dura e lunga gavetta, che può essere riassunta attraverso pochi e obbligati passaggi.

Iniziare presto. Se non si è iniziato a fare politica prima dei 25 anni, è probabilmente troppo tardi. I due funzionari destinati a diventare presidente e primo ministro, Xi Jinping e Li Keqiang, erano già iscritti al Partito all’età di 21 anni, e non hanno mai lavorato al di fuori dei ranghi comunisti. Solitamente i bambini cinesi sono avviati alla politica già ai sei anni, quando cominciano a portare il fazzoletto rosso dei Giovani Pionieri. L’educazione politica formale non inizia tuttavia prima dei 14 anni, momento in cui i candidati attentamente selezionati si uniscono alla Lega dei Giovani Comunisti. I più promettenti possono diventare membri del Partito già ai 18 anni. Per potersi affiliare, occorre scrivere una lettera di presentazione ad una cellula locale, essere ammesso in un gruppo di studio, sottoporsi ad un approfondito esame ideologico ed essere accettato come membro in prova. L’ultimo passo è una cerimonia formale di fronte alla bandiera – martello e falce giallo su sfondo rosso – alla quale si giura fedeltà. Entrare nel Partito non è impresa facile. Nel 2011 ci hanno provato 22 milioni di persone, ma solo 3 milioni ci sono riusciti. Il totale dei membri ammonta a 83 milioni, il maggiore “club privato” del mondo.

Scegliere una fazione. Per fare carriera all’interno del Partito è indispensabile avere una protezione, una “kaoshan”, una “montagna su cui si può fare affidamento”. Per i figli degli alti funzionari è più semplice dal momento che contano sulla rete di contatti dei genitori. Circa la metà dei leader cinesi rientrano in questa categoria, e sono conosciuti come “principini”. Altra fazione importante è quella dei “tuanpai”, gente come il presidente Hu Jintao, che si è formato nella Lega dei Giovani Comunisti. I tuanpai hanno origini umili e pertanto si mostrano più sensibili ad affari come sussidi per la casa o redditi per i coltivatori. Negli ultimi cinque anni questi due gruppi hanno intrapreso una battaglia per i migliori posti della nuova generazione di alti funzionari, scontri sistematicamente censurati dai media.

La morale. Indispensabile possedere un profondo senso della morale. I membri del governo devono dimostrare di essere in grado di governare. Ogni anno sono sottoposti a esami in cui la crescita del Pil, le entrate fiscali e la stabilità delle aree in cui operano sono elementi chiave. A livello locale il Partito ha permesso che si tenessero elezioni, anche se di norma vincono i candidati che godono dell’appoggio del governo. Alcune promozioni di funzionari di alto rango sono sottoposte a consultazione pubblica, misure che aiutano il Partito a “legittimare” la sua autorità. “Servire la gente” è la frase che i funzionari devono menzionare nelle loro apparizioni pubbliche. Il premier uscente Wen Jiabao è diventato uno dei leader più popolari del paese proprio per la sua capacità di stare al fianco della gente comune. Dopo ogni terremoto, frana o inondazione, “nonno Wen” – come è popolarmente noto – appare tempestivamente sulla scena, parlando con la gente e mostrandosi disposto ad aiutare.

Non ostentare. Insieme all’economia, è cresciuta anche la corruzione, tra le principali cause delle critiche rivolte al Partito. Si stima che dalla metà degli anni novanta, i funzionari corrotti si siano intascati almeno 120.000 milioni di dollari. Sotto i riflettori anche le spese “extra” della leadership, come i frequenti banchetti o i regali di lusso. Il Partito è intervenuto con la mano pesante, assicurando di avere punito decine di migliaia di funzionari. Ma i critici sostengono che si tratti di propaganda e che il Partito tolleri la corruzione proprio per il gran numero di persone coinvolte. Pertanto, funzionari e dipendenti pubblici possono sì arricchirsi ma senza ostentarlo.

Essere uomo. Solo un quarto dei membri del Partito sono donne. Nessuna donna è mai arrivata all’Ufficio Politico del Partito Comunista, l’organismo con maggiore potere decisionale del paese.

Un basso profilo. I fondatori della Cina moderna, come Mao Tse-tung e Deng Xiaoping, sono stati carismatici visionari che hanno determinato il futuro del paese. I leader di oggi devono percorrere un iter burocratico che richiede totale obbedienza. Il controllo assoluto del Partito su politica e mezzi di comunicazione fa sì che ogni errore possa costare carissimo. L’ultimo e spettacolare esempio, avvenuto quest’anno, ha visto come protagonista Bo Xilai, ex segretario di Chongqing e candidato ad alti incarichi, deposto ed espulso dal Partito. Sua moglie è stata incarcerata perché accusata di aver ucciso un uomo d’affari britannico, mentre lui è accusato di corruzione e abuso di potere. Ma molti analisti assicurano che il vero crimine di Bo è stato quello di sfidare la forma tradizionale di fare politica, optando per politiche populiste e lanciando un’offensiva contro il crimine. Un basso profilo anche estetico: abito scuro e capelli neri, il grigio non è permesso.

Conoscere la povertà. In Cina è di vitale importanza che i leader politici comprendano le necessità della gente comune. Il dipartimento di organizzazione del Partito, una burocrazia onnisciente che decide chi deve coprire ogni posizione, si assicura che i suoi leader abbiano trascorso anni di servizio lontano dalle comodità di Pechino. Il presidente uscente Hu Jintao ha trascorso quattro anni in Tibet, mentre Hu Chunhua, una delle personalità più di spicco del Partito, è destinato alla Mongolia.

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