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R.d. Congo: ma cosa vogliono davvero i ribelli del M23?

    di  .  Scritto  il  23 Novembre 2012  alle  7:00.

Chiedono di negoziare col governo di Kinshasa i ribelli del Movimento 23 Marzo (M23) e le loro richieste sono, in un certo senso, appoggiate anche dai presidenti dei due paesi confinanti con l’est del Congo: Uganda e Rwanda. Ma cosa vogliono negoziare gli uomini del M23? Quali sono le loro richieste e le loro aspettative?

“Le rivendicazioni iniziali degli ammutinati – ricorda Colette Braeckman, giornalista esperta dei Grandi Laghi per il quotidiano belga Le Soir sul suo blog – erano assai semplici. Esigevano che venissero rispettati gli accordi conclusi tra Kinshasa e Kigali il 23 marzo del 2009 che prevedevano la loro integrazione nell’esercito congolese, la promozione in gradi e salari migliori”.

In realtà i problemi iniziano quando, una volta integrati nell’esercito regolare congolese, a molti di questi militari viene ordinato il trasferimento in altre zone o regioni del paese, allontanandoli dai territori controllati con le armi durante il conflitto.

Un certo numero di ufficiali e militari usciti dall’ex-ribellione sostenuta dal Rwanda si rifiuteranno di essere trasferiti.

Da qui molti cominciano apertamente a parlare della volontà dei gruppi banyamulenge, i cittadini ruandofoni delle regioni orientali congolesi, e di Kigali di voler mantenere “un esercito nell’esercito” per poter controllare e difendere i traffici (leciti e illeciti, quest’ultimi legati al controllo di miniere e commercio di minerali) gestiti per anni in questi territori.

“Volevano mantenere – scrive ancora la Braeckman – un esercito nell’esercito e un’amministrazione parallela garante di interessi di sicurezza ed economici del Rwanda e di alcuni dei suoi alleati tutsi congolesi”.

Dopo qualche ripensamento i ribelli, sostenuti dall’esterno, hanno alzato il livello delle loro richieste e oggi affermano di voler lottare contro la corruzione, esigono negoziati diretti con Kinshasa che siano aperti anche a opposizione politica, società civile e diaspora.

“Nelle ultime settimane, e soprattutto dopo la presa di Goma, non nascondono più le loro ambizioni di voler rovesciare il presidente congolese Kabila e contano anche sul sostegno di diversi alleati in seno alla classe politica, come l’ex-deputato Roger Lumbala, oggi rifugiatosi in Francia. Puntando su un cambiamento di regime, ritengono di poter capitalizzare le molte debolezze del governo centrale: dalle elezioni contestate, al malcontento suscitato dalle misure di rigore del primo ministro, dalla corruzione dilagante (o almeno dalla sua percezione tra la popolazione) ai vertici dello Stato” scrive infine la Braeckman.

Per avere un quadro più completo si consiglia anche la lettura dei seguenti articoli pubblicati oggi: 

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