Socialize

Il Parlamento Europeo ratifica accordi commerciali con l’America Latina

    di  .  Scritto  il  12 Dicembre 2012  alle  7:00.

Il Parlamento Europeo ha ratificato ieri una serie di trattati di libero commercio con Colombia, Perù e sei paesi dell’America Centrale, che danno a queste nazioni latinoamericane accesso permanente a 500 milioni di consumatori e al blocco nuovi mercati per le sue automobili e beni di lusso. Gli accordi entreranno in vigore dal prossimo anno.

Con la stagnazione delle negoziazioni sul commercio globale, l’Unione Europea (UE) cerca di firmare accordi con economie in rapida crescita in Asia e America Latina.

Per quest’ultima, l’accordo significa che la maggior parte delle economie del Pacifico nella regione ha ora accordi commerciali sia con l’UE che con gli Stati Uniti. Inoltre, l’accordo accentua una divisione tra questi paesi e Argentina, Brasile e Venezuela sul versante atlantico, più restii ad abbattere le barriere al commercio.

Gli accordi, firmati in giugno, segnano un altro passo negli sforzi di Colombia e Perù per modernizzare le loro economie, sulla scia di Cile e Messico.

Perù e Colombia, i cui legami commerciali con l’UE ammontavano a 21 miliardi di euro nel 2011, attualmente beneficiano di un accordo in base al quale l’UE impone dazi bassi o inesistenti sulle importazioni (l’accordo ha scadenza nel 2013).

La Commissione Europea , che negozia gli accordi commerciali per i 27 stati membri dell’UE, prevede che nei prossimi dieci anni gli esportatori dell’UE verso Colombia e Perù risparmieranno almeno 250 milioni di euro l’anno in dazi.

Il trattato potrebbe far aumentare la produzione economica della Colombia dell’1.3% e del Perù dello 0.7% nel lungo periodo.

Gli accordo commerciali in questione vanno al di là dei dazi e includono diritti di proprietà intellettuale e liberalizzazione dei servizi.

Per Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Honduras, Nicaragua e Panama, che mantengono accordi commerciali anche con Washington, il trattato dovrebbe aiutarli ad attivare gradualmente l’esportazione di materie prime e la produzione industriale.

→  Stampa articolo (o crea PDF)
→  Condividi o invia per e-mail

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *