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Iran: l’Aiea a Parchin? Sì, ma solo se verranno rispettati i “diritti nucleari”

    di  .  Scritto  il  13 Febbraio 2013  alle  7:01.

Gli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) nella base militare di Parchin? Sì, ma solo se verranno rispettati i “diritti nucleari” dell’Iran. Si tratta del quadro presentato ieri da Ramin Mehmanparast, portavoce del ministero degli Esteri iraniano, secondo il quale Teheran è disposta a raggiungere un accordo con l’agenzia delle Nazioni Unite su una visita (secondo gli iraniani)/ispezione (secondo l’Aia) a Parchin, ma a patto che alla Repubblica Islamica sia riconosciuto il “legittimo” diritto allo sviluppo del suo programma nucleare.aiea

Un team dell’Aiea, guidato da Herman Nackaerts, riprenderà oggi i colloqui a Teheran con i funzionari iraniani, spingendo per ottenere l’autorizzazione a ispezionare/visitare Parchin.

L’Aiea sospetta che a Parchin, nel sudest dell’Iran, si conducano attività legate alla costruzione di una bomba atomica. Immagini satellitari che mostrano spostamenti “sospetti” di camion da e per Parchin, hanno sollevato i sospetti dell’Occidente circa il tentativo iraniano di ripulire la zona dai residui radioattivi non appena ricevuta la richiesta dell’Aiea di visitare il centro, nel febbraio 2012. Accuse respinte dalla Repubblica Islamica, che continua a sostenere che Parchin sia un “complesso militare convenzionale”.

Lo scorso maggio un funzionario – rimasto anonimo – di un paese che si occupa del monitoraggio del programma nucleare iraniano, aveva fornito ad Associated Press un’immagine trapelata dall’interno di Parchin che mostrerebbe un deposito del tipo utilizzato per gli esplosivi nucleari. Teheran smentisce la sua esistenza.

Inoltre, Mehmanparast, citato dall’agenzia di stampa ufficiale Irna, ha dichiarato che l’Iran sta convertendo una parte del proprio uranio arricchito al 20% in combustibile per il reattore di ricerca di Teheran, assicurando che i relativi rapporti sono già stati inviati all’Aiea.

Diplomatici dell’Aiea a Vienna, dove ha sede l’agenzia, hanno detto a Reuters che l’Iran ha apparentemente ripreso la conversione in combustibile di piccole quantità di uranio arricchito -riducendo lo stock di materiale che si sospetta possa essere  impiegato per l’atomica-, un procedimento che potrebbe far guadagnare tempo ai negoziati tra il gruppo dei paesi 5+1 (Cina, Francia, Germania, Regno Unito, Russia, Stati Uniti) e Teheran sul discusso programma nucleare iraniano.

L’apertura di Mehmanparast arriva un giorno dopo le esternazioni del premier israeliano Benjamin Netanyahu, secondo il quale “gli iraniani sono sempre più vicini alla linea rossa (…) Non l’hanno ancora attraversata, ma stanno accelerando i tempi per farlo. Vanno fermati, dobbiamo fare maggiori pressioni e imporre sanzioni più severe”.

In un intervento lo scorso 27 settembre all’Assemblea Generale dell’Onu, Netanyahu, munito di pennarello rosso e lavagna, aveva marcato una linea enfatizzando che “all’Occidente rimane ormai poco tempo per fermare il programma nucleare iraniano”.

Dal 2003 le sei potenze mondiali cercano di convincere l’Iran a porre un freno al suo programma di arricchimento dell’uranio, secondo l’Occidente ed Israele finalizzato alla produzione di armi atomiche. Teheran ha sempre negato le accuse, sostenendo i fini civili delle proprie attività nucleari.

La scorsa settimana, la guida suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, ha respinto con fermezza la proposta di continuare i negoziati con Washington come unico interlocutore. Il prossimo colloquio tra Repubblica islamica e 5+1 sulla questione nucleare avrà luogo il 26 febbraio in Kazakistan.

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