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Nucleare: il braccio di ferro tra Teheran e Washington passa per Pechino

    di  .  Scritto  il  14 Febbraio 2013  alle  7:00.

“La politica statunitense è sbagliata, e se Washington non vuole compromettere le relazioni bilaterali, deve correggerla”. È così che ieri la Cina, per bocca di Hua Chunying, portavoce del ministero degli Esteri, ha messo in guardia gli Stati Uniti, che hanno imposto nuove sanzioni contro alcune società cinesi per le loro presunte trattative con l’Iran.cinairan

Secondo la funzionaria, citata dalle iraniane Press Tv e Irib, la misura statunitense “viola gravemente le norme delle relazioni internazionali e danneggia gli interessi della Cina” sui piani commerciale ed economico.

Pertanto, conclude Chunying, gli Usa devono revocare queste sanzioni “irrazionali” e “smettere di prendere azioni che possano pregiudicare gli interessi cinesi e le relazioni tra Cina e Stati Uniti”.

Washington ha imposto una serie di sanzioni contro un imprenditore e quattro imprese cinesi, sostenendo che “hanno venduto all’Iran articoli proibiti in base al Gun Control Act (Gca) e al Export Administration Act (Eaa) statunitensi”.

Secondo un annuncio pubblicato sul sito del Federal Register, le sanzioni sono entrate in vigore il 5 febbraio e saranno valide per due anni.

Oltre alle imprese cinesi, sono state sanzionate anche altre compagnie di Venezuela, Siria, Sudan, Bielorussia e Iran. Per il dipartimento di Stato, esistono informazioni “affidabili” su queste società, ree di fornire ai paesi sopra citati “attrezzature o tecnologie che potrebbero contribuire al loro armamento non convenzionale”.

In particolare, le ultime sanzioni Usa hanno avuto come obiettivo il settore petrolifero iraniano. Il dipartimento del Tesoro statunitense precisa che “si fa sempre più corta la lista” dei paesi autorizzati ad acquistare il petrolio della Repubblica Islamica “senza violare le sanzioni degli Stati Uniti”. A quanti sarà ancora consentito l’acquisto del greggio, “dovranno effettuare i pagamenti al di fuori dell’Iran, per impedire a Teheran l’accesso a fondi”.

Sempre di ieri l’annuncio del responsabile dell’Organizzazione per l’energia atomica dell’Iran (Aeoi), Fereydoun Abbasi-Davani, citato dall’agenzia di stampa semi ufficiale iraniana Isna, secondo il quale l’Iran ha iniziato a installare centrifughe di nuova generazione (di tipo di tipo IR2m) per l’arricchimento dell’uranio nel complesso Shahid Ahmadi Roshan di Natanz, nel centro del paese. La notizia è stata confermata, tramite un comunicato, dall’dell’Aiea (Agenzia internazionale per l’energia atomica).

Una delegazione dell’Aiea, guidato da Herman Nackaerts, ha ripreso ieri i colloqui a Teheran con i funzionari dell’Aeoi, spingendo per ottenere l’autorizzazione a visitare la base militare di Parchin, nel sudest dell’Iran, dove l’agenzia dell’Onu sospetta si conducano attività legate alla costruzione di una bomba atomica. Martedì Ramin Mehmanparast, portavoce del ministero degli Esteri iraniano, ha dichiarato che Teheran è disposta a raggiungere un accordo con l’Aia su Parchin, ma a patto che alla Repubblica Islamica sia riconosciuto il “legittimo” diritto allo sviluppo del suo programma nucleare.

Dal 2003 il gruppo dei paesi 5+1 (Cina, Francia, Germania, Regno Unito, Russia, Stati Uniti) cerca di convincere l’Iran a porre un freno al suo programma di arricchimento dell’uranio, secondo l’Occidente ed Israele finalizzato alla produzione di armi atomiche. Teheran ha sempre negato le accuse, sostenendo i fini civili delle proprie attività nucleari.

Il prossimo colloquio tra Repubblica islamica e 5+1 sulla questione nucleare avrà luogo il 26 febbraio in Kazakistan.

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