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Papua Nuova Guinea: uccise per stregoneria o per prendersi le loro terre?

    di  .  Scritto  il  26 Febbraio 2013  alle  7:00.

“Mamma, stanno per cucinare la sanguma”. Grazie a questo grido lanciato da un gruppo di bambini che giocavano per strada, Suor Gaudentia Meier, una religiosa svizzera missionaria in Papua Nuova Guinea, riuscì a salvare la vita ad Angela, una donna di quarant’anni accusata di stregoneria. La donna fu catturata da un branco di inquisitori, torturata, ma alla fine riuscì a fuggire e a mettersi in salvo grazie all’intervento di Suor Gaudentia. Oggi Angela, che è un nome di fantasia, vive in clandestinità col suo bambino piccolo.papuastregoneria

Purtroppo è andata diversamente per Kepari Leniata, 20 anni e mamma di un maschietto. Pochi giorni fa la giovane donna è stata torturata e uccisa da due uomini, secondo un rito da film dell’orrore. “L’hanno presa, spogliata, torturata con una verga calda, cosparsa di benzina e fatta bruciare su una pila di pneumatici e rifiuti”, si legge sul sito australiano Global Mail. Il tutto, davanti a una folla di un centinaio di persone, bambini compresi.

Kepari era stata accusata di stregoneria dai genitori di un bambino di sei anni morto improvvisamente. Per alcune tradizioni locali infatti – spiega il sacerdote e antropologo Philip Gibbs – la morte improvvisa di un uomo o di un bambino è imputabile a un atto di stregoneria femminile. E in Papua Nuova Guinea è successo già diverse volte che le donne siano state torturate e uccise con quest’accusa, al punto che le Nazioni Unite hanno avviato un’inchiesta e scoperto una serie di motivi che giustificano questi omicidi efferati.

La tradizione c’entra fino a un certo punto.  Se è vero infatti che si crede nella magia – scrive il dossier –  questo non vuol dire che si tolleri il linciaggio. E’ vero invece che in un paese che vive un grosso boom economico per le risorse del sottosuolo, l’uccisione di una donna con l’accusa di stregoneria è il modo più semplice per appropriarsi della sua terra: un parente uomo muore per cause ignote, e una donna viene uccisa per espiare la colpa e lasciare la terra.

Dal 1980 a oggi i casi di stregoneria nel paese sono aumentati: circa 150 omicidi all’anno nella sola provincia di Simbu, mentre i rapporti di Amnesty International, di Oxfam e delle Nazioni Unite confermano la brutalità delle uccisioni, a volte perpetrate anche nei confronti degli uomini.

In Papua Nuova Guinea vige una legge del 1971 che riconosce e punisce sia chi pratica la stregoneria sia chi accusa ingiustamente, ma la sua interpretazione è ambigua e per questo genera una difficoltà di applicazione, racconta Suor Gaudentia. La legge infatti distingue una stregoneria “innocente”, considerata curativa e protettiva e una stregoneria “proibita”, da punire, ma la distinzione è affidata a una valutazione soggettiva, in una società che ha bisogno di credere nella stregoneria, dice Dame Carol Kidu, un politico locale.  Attualmente la legge è al vaglio del parlamento , dove una commissione ad hoc sta lavorando per una sua revisione.

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