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Iran: nucleare, Netanyahu parla di “sanzioni militari”

    di  .  Scritto  il  28 Febbraio 2013  alle  7:00.

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha chiesto alla comunità internazionale di minacciare l’Iran con “sanzioni militari”, sostenendo che finora le misure economiche non sono riuscite a frenare il programma nucleare di Teheran.israelenetanyahugabinetto

“Ritengo che spetti alla comunità internazionale intensificare le sanzioni e mettere in chiaro che se l’Iran continuerà con il suo programma nucleare, ci saranno sanzioni militari”, ha dichiarato ieri Netanyahu tramite un comunicato emesso dalla suo ufficio.

Si tratta del suo primo commento dopo la due giorni di colloqui sul nucleare iraniano tra Repubblica Islamica e il gruppo dei paese 5+1 (Cina, Francia, Germania, Regno Unito, Russia e Stati Uniti), conclusisi ieri nella città kazaka di Almaty. “Positivi” i giudizi degli interlocutori, che hanno già fissato altri due round di colloqui il 17 e il 18 marzo a Istanbul e il 5 e il 6 aprile nuovamente a Almaty.

Martedì le superpotenze hanno presentato una nuova “offerta” all’Iran, che prevede “una riduzione di alcune sanzioni sul commercio dell’oro, sull’industria petrolchimica e sulle banche”; in cambio l’Iran dovrebbe sospendere le attività per l’arricchimento dell’uranio al 20%, chiudere il sito nucleare di Fordow e inviare all’estero gli stock di uranio arricchito al 20%.

Catherine Ashton – Alto rappresentante dell’Unione Europea (Ue) per gli affari esteri e responsabile dei contatti tra Teheran e le superpotenze – ha auspicato alla conclusione dell’incontro che Teheran proceda con un approccio positivo alle proposte fatte dal 5+1, che secondo la Ashton rispondono sia alle esigenze iraniane che a quelle della comunità internazionale.

Per l’Iran, il delegato Saeed Jalili – segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale (Snsc) – ha definito l’incontro ”positivo” dal momento che la nuova offerta appare ”più realistica di quelle fatte in passato”, ma ha aggiunto che ”è ancora lunga la strada da percorrere”.

Intanto ieri il Daily Telegraph ha pubblicato quelle che definisce le prime immagini del ”piano B” dell’Iran per dotarsi di un’arma nucleare. Foto satellitari rivelano la ripresa delle attività del sito di Arak, a sud est di Teheran, cosa che secondo il quotidiano significa che l’Iran starebbe preparando l”acqua pesante” necessaria all’avvio di un rettore nucleare per la produzione di plutonio.

Dunque, mentre l’attenzione della comunità internazionale e dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) continua ad essere concentrata sui siti di Natanz e Fordow, secondo il quotidiano inglese l’Iran starebbe percorrendo una seconda via all’atomica attraverso Arak, da un anno e mezzo chiuso all’agenzia dell’Onu.

Da tempo Netanyahu continua a ribadire che “gli iraniani sono sempre più vicini alla linea rossa (…) Non l’hanno ancora attraversata, ma stanno accelerando i tempi per farlo. Vanno fermati, dobbiamo fare maggiori pressioni e imporre sanzioni più severe”.

In un intervento lo scorso 27 settembre all’Assemblea Generale dell’Onu, Netanyahu, munito di pennarello rosso e lavagna, aveva marcato una linea enfatizzando che “all’Occidente rimane ormai poco tempo per fermare il programma nucleare iraniano”.

Dal 2003 le superpotenze cerano di convincere l’Iran a porre un freno al suo programma di arricchimento dell’uranio, secondo l’Occidente ed Israele finalizzato alla produzione di armi atomiche. Teheran ha sempre negato le accuse, sostenendo i fini civili delle proprie attività nucleari.

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