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Georgia: contro differenze di genere e tradizione anche dentro l’esercito

    di  .  Scritto  il  13 Marzo 2013  alle  7:00.

Dalla guerra al conto da pagare a ristorante, la società georgiana camminava con tenacia sulla strada delle tradizionali differenze di genere, finché è arrivata la guerra in Afghanistan, a cui la Georgia ha contribuito con un contingente di 1561 uomini. Da quel momento la storia è cambiata, perché l’impegno su quel fronte ha aiutato le nuove generazioni di donne soldato a rompere con i secolari stereotipi sul loro ruolo nelle missioni militari. Nel mondo delle divise, infatti, le georgiane sono sempre state relegate a ruoli amministrativi, medici o umanitari mentre in Afghanistan, dal 2009, trentatré donne sono andate al fronte “in pattuglia”. Il che significa partecipare alla vita della base, difenderla, uscire in missione, svolgere tutte quelle mansioni che fino a poco tempo prima competevano soltanto agli uomini.Georgian women in the military 6

Maia Pulariani è un caporale di 34 anni: anche se originariamente era stata assegnata alla divisione medica di una base francese a Kabul, successivamente insieme ad altre sette soldatesse è stata coinvolta nelle missioni operative. “Quando l’operazione imponeva il silenzio, stavamo zitte. Quando imponeva la prudenza, eravamo prudenti. Eravamo in sintonia con i colleghi uomini, non c’era nessuna differenza”, racconta a Eurasia. Ma i soldati come Pulariani sono ancora la minoranza.

La gran parte delle 966 donne militari in Georgia, infatti, non sono mai andate in guerra anche perché il sistema è organizzato in maniera tale da rendere più difficile, per le soldatesse, scalare i ranghi della carriera militare. L’organizzazione locale “Giustizia e Libertà”, specializzata in questioni militari, spiega a Eurasia che le donne non devono svolgere il servizio militare di diciotto mesi obbligatorio per gli uomini, e questo automaticamente preclude loro la possibilità di accedere alle funzioni più delicate e di maggiore responsabilità. Per non parlare poi dei problemi logistici che molte di loro hanno dovuto affrontare.

Quando il capitano in pensione Ketovan Tevzadze fu addestrata per entrare nelle forze speciali nel 2004, era l’unica donna su una classe di 162 uomini. All’epoca mancavano camerate e servizi igienici femminili e così fu costretta a condividere gli spazi con i colleghi uomini. Superati gli scogli logistici, sopraggiunsero quelli di mentalità, perché il capitano, nonostante fosse pronta per il campo, veniva relegata sempre alle funzioni amministrative, anche in Iraq, dove il lavoro più importante si svolgeva fuori dalla base.

Oggi la mentalità è cambiata, spiega Irakli Sesiashvili, presidente di Giustizia e Libertà, il coinvolgimento femminile sta imponendo una parità di condizioni, logistiche e di carriera: “Se una donna vuole diventare generale e guadagnare come un generale, è giusto che ci provi”. Merito anche della risoluzione 1325 del 2000 delle Nazioni Unite, che chiede alle donne di partecipare più attivamente alla risoluzione dei conflitti e al mantenimento della pace.

Oggi l’Accademia di Difesa si trova a un’ora di macchina da Tbilisi: ci sono caserme per le donne, con camerate e servizi igienici destinati a loro e programmi di allenamento ad hoc. Ma l’avanzamento delle divise donna a molti georgiani non piace, “perché il compito femminile non è uccidere, ma creare la vita e prendersene cura”, spiegano vecchi esponenti dell’esercito ormai in pensione.

Ma non saranno i pregiudizi a fermare l’avanzata delle donne, anche in campo militare, perché “la libertà comporta sacrifici e tutti dobbiamo essere pronti a difenderla”.

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