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Pakistan: nell’ovest, civili prime vittime di scontri e violenze

    di  .  Scritto  il  19 Marzo 2013  alle  7:00.

Quattro persone sono morte ieri e circa ventinove sono rimaste ferite in un attentato di estremisti davanti a un tribunale di Peshawar, in Pakistan. L’attacco si è concluso con l’uccisione dei due aggressori, come riferisce il capo della polizia Imtiaz Altaf. Domenica le vie di Peshawar hanno visto sfilare una manifestazione di disabili, orfani e vedove, per chiedere al governo la mano dura contro i Talebani. Chi camminava sulla sedia a rotelle, chi col bastone di legno, chi con un occhio bendato, chi senza una mano, ma tutti portavano la testimonianza della violenza degli estremisti islamici sul proprio corpo.pakistanrifugiati

Muhammad Imran ha 34 anni, una volta faceva l’agricoltore, ma oggi vive su una sedia a rotelle e non lavora. Nel 2009 una bomba dei talebani gli tranciò entrambe le gambe. “Vivevamo tranquilli qui prima del 2001, cioè fino a quando i talebani furono cacciati da Kabul”, racconta. Oggi le aree tribali cosiddette FATA, nominalmente amministrate dal governo federale pakistano ma di fatto governate dalle tribù Pashtun locali, sono diventate un focolaio di terroristi, minacciate continuamente da fuoco ed esplosioni, e dove il numero di persone disabili, di orfani e di vedove è cresciuto sensibilmente.

“Abbiamo 100.000 invalidi e 50.000 vedove in queste province”, racconta all’Ips il ministro del Welfare Sitara Ayaz. Se ci si sposta nella valle dello Swat, invece, governata dai talebani dal 2007 al 2009, il numero dei disabili arriva a settemila. Javidullah Shah vive nella valle dello Swat e nel 2008, mentre era seduto nel suo negozio di aggiusti sartoriali a lavorare, una scheggia esplosa dal corpo di un kamikaze gli ferì la gamba destra. L’intervento dei medici fu tempestivo ma per la gamba non ci fu nulla da fare e così gliela amputarono. “A metà maggio voteremo e io chiedo al prossimo governo di non avere nessuna pietà per i talebani, hanno rovinato la vita a troppe persone”, si sfoga.

Se la prima conseguenza degli attentati è personale, perché tocca direttamente la vita delle persone, la successiva è sociale, perché i disabili di FATA, di Peshawar, dello Swat, alcuni colpiti in maniera molto grave, non possono neanche più lavorare, denuncia il chirurgo ortopedico Ali Akbar. E molti per sopravvivere sono costretti a mendicare. A Peshawar c’è un centro fisioterapico molto rinomato per le cure, Habib, ma non tutti possono permetterselo anche perché – racconta il direttore Mahboobur Rehman – i feriti spesso hanno bisogno di continuare le terapie per anni. “Il governo sta pianificando un programma per la popolazione handicappata nelle zone di conflitto per ridurre il dolore e migliorare la funzionalità degli organi colpiti”, spiega Rehman, “ma le risorse non bastano, per cui speriamo in qualche facoltoso filantropo che voglia proteggere il futuro di persone rovinate dalla cattiveria altrui”, conclude.

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