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I “piccoli” soldati dimenticati dei Balcani, la storia di Geko

    di  .  Scritto  il  28 Marzo 2013  alle  7:00.

bosniasarajevo

Nel febbraio del 1992 Mirsad Geko, 17 anni, giocò la sua ultima partita di hockey nello Zetra Olympic Hall di Sarajevo. Nel maggio di quell’anno, la Bosnia entrò in guerra e Mirsad fu costretto a dire addio al sogno di diventare un giocatore professionista. Pochi mesi dopo lo Zetra Olympic, simbolo delle Olimpiadi invernali del 1984, divenne un cumulo di macerie e detriti, emblema della città assediata.

Geko era troppo giovane per essere chiamato alle armi, ma entrò nell’esercito come volontario. Accantonato anche il ricordo del suo sogno di gioventù, oggi che di anni ne ha 38 si dice soddisfatto di quella scelta: “Doveva andare così”, racconta al cronista dell’Institute for War and Peace Reporting di Londra. Non ha rimpianti per quella decisione, anche se non era il modo in cui immaginava che avrebbe vissuto l’adolescenza.

Geko è stato uno dei tanti minori  soldato che hanno volontariamente aderito alle forze militari e di polizia durante la guerra del 1992-95 in Bosnia. Dopo vent’anni, il numero esatto di minori e bambini che vennero arruolati è ancora sconosciuto. Le organizzazioni non governative locali parlano di 10,000 minori, alcuni addirittura con meno di 10 anni, in contravvenzione alle leggi della ex Jugoslavia che autorizzavano l’esercizio militare dai 18 anni in poi. La Convenzione sui diritti del fanciullo, adottata dalle Nazioni Unite nel 1989, definisce “minori” tutti i ragazzi che non abbiano compiuto i 18 anni. Per  l’UNICEF sono bambini-soldato tutti i ragazzi minorenni che entrano a far parte di una forza armata regolare o irregolare e la definizione non riguarda solo i ruoli di combattimento, ma si estende anche ai bambini reclutati come cuochi, messaggeri, spie, facchini. Secondo il Centro di Ricerca e Documentazione, una ONG basata a Sarajevo e che si occupa di ricostruire le perdite umane della guerra in Bosnia, 661 bambini-soldato di età compresa tra i 10 e i 18 anni sono stati uccisi nel conflitto.

Dando uno sguardo all’attualità, l’UNICEF stima che circa 250,000 bambini-soldato, dagli 8 anni in poi, sono attualmente impegnati in oltre venti conflitti armati in tutto il mondo. L’inglese War Child scrive che la gran parte combattono in Africa e che il 40% del totale sono ragazze.

E la presenza di bambine-soldato non era insolita neanche nel conflitto in Bosnia Erzegovina. Ramiza Variza e la sorella avevano 16 anni quando si arruolarono con l’esercito a Sarajevo. Ramiza ha trascorso quattro anni combattendo nelle zone più pericolose e il suo corpo porta ancora i segni delle ferite del 1993. “Non mi sono pentita di aver fatto il soldato, anche perché temevo per la vita dei miei familiari, mi dispiace solo di non aver avuto un’infanzia normale”, racconta all’IWPR. Ramira oggi è presidente dell’Associazione dei bambini soldato della Bosnia-Erzegovina.

Non è molto diverso il racconto di Nenad Bukvic, che imbracciò il primo fucile a 17 anni. Oggi Nenad è invalida di guerra. Branko Matosin, a capo dell’associazione dei croati e bosniaci arruolati da bambini, sottolinea la difficoltà per un bambino-soldato a riprendere una vita normale. “La gran parte degli ex combattenti oggi sono disoccupati e non riescono a superare le ferite psicologiche” – spiega – “Molti nostri membri sono ricoverati in strutture psichiatriche, ma non abbiamo abbastanza fondi per aiutarli”, conclude Matosin, ripensando ai giorni in cui lui stesso era un bambino-soldato.

Oggi sia la Bosnia che la Repubblica di Srpska hanno una legislazione che disciplina i diritti degli ex combattenti, ma quella dei bambini-soldato non viene considerata come una categoria a parte, come vorrebbero le associazioni,  perché le autorità tendono a minimizzare l’entità del fenomeno. I veterani di guerra hanno diritto all’assistenza sanitaria gratuita, a dispositivi ortopedici gratuiti in caso di disabilità, a un trattamento preferenziale per alloggi e possibilità di lavoro, ma i diritti restano sanciti quasi solo sulla carta. Geko, per esempio, dopo la guerra si è dedicato allo studio, si è laureato e si  è specializzato in studi sulla sicurezza, ma nonostante lo studio e il diritto di precedenza a ottenere un lavoro come veterano di guerra, è disoccupato e va avanti con piccoli lavori sotto qualificati e mal pagati.

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