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Brasile: criminalità minorile, si pensa ad un abbassamento dell’età penale

    di  .  Scritto  il  3 Maggio 2013  alle  7:00.

Una serie di efferati crimini attribuiti a minori ha scatenato un dibattito sull’età della responsabilità penale in Brasile, che mette faccia a faccia, da una parte, chi esige pene più severe, e dall’altra, i gruppi umanitari e il governo. Quest’ultima sostiene che internarli nelle precarie carceri del paese non farà altro che incoraggiare la delinquenza.

L’ultimo dei casi che hanno alimentato la polemica è stato l’omicidio di una dentista a San Paolo, bruciata viva la scorsa settimana da un diciassettenne, in seguito ad una rapina, perché aveva solo 30 real (22,9 euro).brasilepolizia

Giorni prima, due minori di 14 e 15 anni hanno ucciso a coltellate una donna di 70 anni mentre cercavano di rubarle l’automobile e, in marzo, un uomo è stato assassinato sull’uscio di casa da un ladro che dopo pochi giorni ha compiuto 18 anni, motivo per cui dovrà passare solo un breve periodo di tempo in un centro di rieducazione. Entrambi i casi sono avvenuti a San Paolo.

Dinanzi a questi fatti, che hanno gonfiato una lunga lista di reati commessi da minori, il governatore di San Paolo, Geraldo Alckmin, ha proposto al congresso di inasprire le pene nei casi di omicidio, stupro e altri crimini ritenuti di estrema gravità.

La proposta è stata sostenuta da alcuni partiti politici, come il Cristiano-Sociale (Psc), e prevede, in particolare, di abbassare l’età della responsabilità penale da 18 a 16 anni. Ad opporsi all’iniziativa è soprattutto il ministro della Giustizia José Eduardo Cardoso, secondo il quale “la costituzione prevede che la responsabilità penale si applichi alle persone dai 18 anni in su e questo è un diritto consacrato (…) La realtà medievale carceraria del paese non farebbe altro che aggravare il problema”.

I dati ufficiali rivelano che il Brasile ha la quarta popolazione carceraria del mondo (514.000 persone rinchiuse in carceri in grado di ospitare solo il 70% di questa cifra), dopo Stati Uniti, Russia e Cina.

Tutti questi prigionieri sono adulti; i minori sono internati in centri di “reinserimento socio-educativo” fino ai 18 anni, quando recuperano la libertà senza alcuna imputazione, in base allo Statuto del bambino e dell’adolescente.

Dati della corte suprema parlano di 18.000 minori attualmente oggetto di “misure socio-educative”, mentre secondo la Federazione della polizia federale la partecipazione di minori in crimini (soprattutto relativi al narcotraffico) è aumentata lo scorso anno del 14%.

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