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Stati Uniti: storica visita del presidente birmano alla Casa Bianca

    di  .  Scritto  il  20 Maggio 2013  alle  13:07.

È stato definito “storico” l’incontro di ieri tra il presidente birmano Thein Sein e Barack Obama, alla Casa Bianca. Impensabile fino a qualche anno fa. L’ultima volta che un leader birmano ha fatto visita a un presidente americano è stato nel 1966, quando Ne Win andò alla Casa Bianca per incontrare Lyndon Johnson.U.S. President Barack Obama shakes hands with Myanmar's President Thein Sein during their meeting in Yangon

I due presidenti hanno discusso dello stato delle riforme, delle tensioni etniche nel Rakhine e dello sviluppo dei rapporti commerciali tra Stati Uniti e Myanmar. Ma un coro di voci si è sollevato contro questo invito considerato prematuro, principalmente perché il rispetto dei diritti umani nel paese dell’Asia sudorientale è ancora lontano dall’essere almeno soddisfacente.

L’ascesa al potere di Thein Sein a marzo 2011 e i suoi interventi in favore dell’abolizione della censura e del rilascio dei prigionieri politici, tra cui Aung San Suu Kyi, aveva fatto ben sperare per il progresso dei diritti nel paese, poi le violenze settarie esplose nello Stato del Rakhine e la debolezza del governo nell’affrontarle hanno destato nuovamente dubbi sulla transizione democratica.

Il 6 maggio, parlando alla tv, Thein Sein ha ribadito che farà ogni sforzo possibile per placare le violenze, auspicando a una revoca totale delle sanzioni economiche da parte degli Stati Uniti. “I nostri rapporti con il presidente Obama sono migliorati, ma perché le riforme politiche abbiano successo è necessario prima di tutto un pieno sviluppo economico”, ha detto.

La Casa Bianca ha sottolineato che l’invito del leader birmano è un segnale evidente della volontà di appoggiare il paese nelle riforme economiche. La settimana scorsa la Birmania ha liberato altri 20 prigionieri politici, anche se secondo le organizzazioni non governative presenti sul territorio in carcere ve ne sono ancora 200. Le reali intenzioni delle autorità prenderanno forma nelle elezioni del 2015, quando potrebbero decidere di appoggiare Aung San Suu Kyi e costringere i militari a cedere definitivamente e pacificamente il potere.

Intanto gli Stati Uniti stanno giocando la loro parte. La settimana scorsa hanno abolito le restrizioni sui visti e Obama ha iniziato a parlare di Myanmar, il nome scelto dalla giunta,  piuttosto che di Birmania, il nome preferito dagli esuli e tuttora ufficialmente utilizzato dalla diplomazia americana.

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