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Risorse minerarie: opacità sinonimo di corruzione e sottosviluppo, un rapporto sulla ricchezza degli Stati

    di  .  Scritto  il  24 Maggio 2013  alle  7:00.

Segretezza e opacità sono i due principali fattori che ancora dominano le politiche nel settore estrattivo, impedendo lo sviluppo economico e civile di molti paesi produttori. È quanto rivela l’ultimo rapporto del Revenue Watch Institute (http://www.revenuewatch.org/sites/default/files/rgi_2013_Eng.pdf) pubblicato agli inizi di questa settimana.venezuelapetrolio

L’indice misura la trasparenza e la responsabilità nelle politiche riguardanti il settore delle risorse naturali in 58 paesi, che detengono l’85% della produzione mondiale di petrolio, il 90% delle esportazioni di diamanti e l’80% del rame. Si parla di un afflusso di migliaia e migliaia di dollari al giorno. Ma l’80% di questi paesi non riesce a raggiungere neanche gli standard minimi di trasparenza sul modo in cui le risorse vengono gestite, impedendo ai cittadini di beneficiare appieno dei proventi delle vendite.

“Ma c’è speranza”, scrive Daniel Kaufmann, Presidente del Revenue Watch Institute, sull’Huffington Post. Alcuni paesi infatti stanno dimostrando che è possibile rimuovere quel velo di segretezza che ammanta i contratti del settore estrattivo, puntando alla trasparenza e alla responsabilità.

Undici dei 58 paesi analizzati nella ricerca, infatti, hanno collezionato un punteggio soddisfacente, e tra questi figurano il Brasile, la Gran Bretagna e la Norvegia, in cima alla classifica. Male invece i paesi del Medio Oriente e dell’Asia, quasi totalmente dipendenti economicamente dalle risorse, ma del tutto opachi nella gestione dei proventi.

L’Arabia Saudita si è piazzata al 48° posto su 58 Stati analizzati; l’Afghanistan ha ricevuto miliardi di dollari di aiuti dagli Stati Uniti e produce oltre 3000 miliardi di dollari di minerali all’anno, ma non è chiaro come investa questi soldi; nessuna trasparenza neanche per l’Iran e il Turkmenistan. Gli Stati Uniti investono cifre ingenti nei settori estrattivi di paesi scarsamente trasparenti come l’Angola e la Guinea Equatoriale, che vanta un reddito medio pro capite altissimo ma tre quarti della popolazione vive sotto la soglia di povertà. E ancora il Qatar, quasi in fondo alla classifica con il suo 54° posto. Oppure la Nigeria, i cui proventi della vendita del petrolio superano del 60% il totale degli aiuti destinati all’Africa sub-sahariana, con gran parte della sua popolazione che resta però tagliata fuori da questo flusso di denaro.

L’indice lancia “la sfida del decennio” ai leader pronti a partire per Sidney in occasione del raduno annuale sulla trasparenza dell’industria estrattiva (EITI) e al prossimo G8 che si terrà a Lough Erne, in Gran Bretagna: adozione di contratti uniformi e invito alle banche a incorporare la trasparenza dei contratti dell’industria estrattiva, anche per quanto riguarda i ricavi, come componente dei loro programmi di prestito e di assistenza tecnica.

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