Socialize

Turchia: contro Erdogan, la rivoluzione delle donne di Taksim

    di  .  Scritto  il  12 Giugno 2013  alle  0:01.

Ha un’anima e un volto femminile la rivolta di Taksim, in Turchia. È quello della “ragazza vestita di rosso”, Ceyda Sungur, che impassibile sfida gli idranti della polizia senza nemmeno farsi scudo con le braccia. Ceyda non è solo l’icona della battaglia di Gezi, ma è anche l’immagine della forza della protesta femminile che si oppone alle politiche autoritarie del primo ministro Recep Tayyip Erdogan e alla sua visione conservatrice delle donne.turchiadonnainrosso

“Erdogan vorrebbe controllare il corpo della donna”, commenta Tuba Baykal, studentessa di filosofia all’Università del Bosforo al quotidiano Le Figaro. “Per lui il posto della donna è in casa a riprodursi”. Risale a pochi mesi fa il tentativo del primo ministro di imporre almeno tre figli a famiglia, per favorire la crescita della Turchia. In termini concreti, commenta Baykal, i provvedimenti non si sono fatti aspettare. Nel 2011 è scomparso il ministero delle Donne ed è stato sostituito con quello della “Famiglia e degli Affari Sociali”.

L’aborto, autorizzato nel 1983, è al centro di una polemica che vorrebbe sostanzialmente liquidarlo imponendo termini di interruzione della gravidanza impossibili: quattro o sei settimane, a fronte delle dieci previste dall’attuale legge. E da quando Erdogan lo ha definito un “omicidio” il numero di medici e infermieri obiettori è cresciuto a dismisura, al punto che oggi è difficilissimo riuscire ad abortire in Turchia.

“Erdogan vede solo attraverso la lente del capitalismo religioso e patriarcale”, dice Ozge Akaman, un attivista, seduto a un tavolino in un vicolo vicino al parco di Gezi. Dietro di lui uno striscione mostra i nomi e i visi di molte delle donne che sono state vittime di violenza in Turchia: Gulsah Akturk, Tuba Genc, Emine Yayla. Alcune sono velate, altre no. Sono state tutte picchiate e uccise da ex mariti, ex fidanzati, fratelli, cugini. In Turchia, dicono i gruppi a difesa dei diritti di genere, ogni giorno tre donne vengono uccise da un uomo di famiglia. “Le leggi ci sono, ma non vengono applicate e la protesta di Taksim serve anche a ridare visibilità a queste vittime innocenti”, conclude Ozge.

→  Stampa articolo (o crea PDF)
→  Condividi o invia per e-mail

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *