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Pugno duro e autocrazia, sempre meno libertà in Est Europa e Asia centrale

    di  .  Scritto  il  20 Giugno 2013  alle  7:00.

Più autocrazia e sempre meno democrazia: è impietoso l’ultimo rapporto di Freedom House,“Nation in transit”, sullo stato di salute della democrazia nei paesi dell’Europa centrale e dell’Asia centrale, deteriorati dalla corruzione. Censura dei media e violenze contro l’opposizione politica sono i comportamenti abituali dei governanti per reprimere il dissenso, con un “peggioramento preoccupante” nell’ultimo anno. A ciascuno il suo. Uzbekistan e Turkmenistan sono i più autoritari; Azerbaigian, Tagikistan e Bielorussia si distinguono per la repressione politica mentre il governo del Kazakistan persegue principalmente i sindacalisti. russiapussyriot

Il presidente di Freedom House, David Kramer, in un’intervista a RFE/RL ha citato l’esempio di Vladimir Putin che l’anno scorso, in occasione delle proteste per la sua rielezione, ha messo in atto contro i manifestanti una delle repressioni più severe di questi ultimi anni. Putin – secondo Kramer – ha abusato del proprio potere per manipolare le leggi, imbavagliare i media e fermare l’attivismo della società civile, dando l’esempio ai governanti delle altre ex repubbliche sovietiche.

Leggi che limitano l’operato delle Ong imponendo di registrarsi come “agenti stranieri”, infatti, sono state promulgate non solo in Russia, ma anche in Kazakistan, Bielorussia, Azerbaigian e Tagikistan: tutti paesi declassati nell’indice generale stilato da Freedom House. Ma c’è anche qualche buona notizia. Georgia e Armenia, infatti, hanno registrato maggiore trasparenza nei processi elettorali, consentendo ai media di informare in maniera più libera. Persecuzioni politiche, manipolazioni giuridiche, corruzione e abusi di potere, invece, hanno contraddistinto le elezioni in Ucraina di ottobre 2012, vinte dal Partito delle Regioni di Viktor Ianukovich.

L’Europa centrale e balcanica invece è scossa dagli effetti sociali dell’austerità: Romania, Bulgaria e in cima alla lista l’Ungheria, dove il governo di Viktor Orban, con le recenti modifiche costituzionali, sta destabilizzando le istituzioni democratiche. Proseguendo a est, verso i Balcani, la situazione non migliora: corruzione, magistratura vulnerabile e minacce ai giornalisti contaminano la democrazia albanese, kosovara e quella della Bosnia-Erzegovina. In tutti e tre i paesi, scrive il rapporto, l’attuazione delle riforme essenziali per lo stato di diritto, e in particolare quelle per l’indipendenza della magistratura, è stata incompleta, superficiale e minata da mancanza di volontà politica.

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