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Brasile: corsa contro il tempo per la Coppa del Mondo, il prezzo lo pagano i lavoratori

    di  .  Scritto  il  30 Settembre 2013  alle  7:00.

Alla lista dei problemi che l’organizzazione della Coppa del Mondo 2014 ha portato in Brasile, se ne somma uno particolarmente delicato: le denunce di condizioni di lavoro simili alla schiavitù nella realizzazione delle infrastrutture di San Paolo.brasilelavoratore

Un’ispezione ufficiale sull’ampliamento dell’Aeroporto Internazionale di Guarulhos, riportano i media locali, ha rivelato che 111 lavoratori dell’impresa edile Oas vivevano in condizioni “precarie” nei pressi della sede dove si sta sviluppando l’imponente progetto.

Gli operai venivano reclutati nel nord-est brasiliano, una delle zone più povere del paese, con la promessa di un lavoro a San Paolo con uno stipendio mensile pari a 462 euro, come stabilito dal ministero del Lavoro.

Ma gli interessati, che si sono dovuti pagare da soli il trasporto, in molti casi chiedendo denaro in prestito, una volta giunti a San Paolo si sono trovati avanti un’opportunità di lavoro “analoga a quella degli schiavi”.

“È un’opera milionaria, ci sono lavoratori che muoiono di fame e di sete. Molti sono malati, dormono a terra”, ha detto ai giornalisti Edmilson Girão da Silva, presidente del Sindacato dei Lavoratori Edili di Guarulhos, che ha denunciato la situazione alla autorità.

La notizia ha sollevato preoccupazioni in Brasile sulle condizioni lavorative nei cantieri delle opere relative alla Coppa del Mondo del prossimo anno, molte delle quali corrono contro il tempo.

Immediatamente dopo la pubblicazione dei risultati dell’ispezione, continua il sindacalista, l’Oas ha licenziato quanti reclutavano gli operai nel nord-est, che tuttavia sostengono di aver agito seguendo le direttive dell’impresa.

Il ministero del Lavoro potrebbe ora multare l’Oas per almeno 25 infrazioni sulle condizioni lavorative. Si parla di sanzioni pecuniarie pari a 46 milioni di euro. I 111 operai sono stati indennizzati e hanno fatto ritorno ai loro luoghi di origine. Sei di loro sono indigeni Pankaruru.

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