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Nato in imbarazzo, la Turchia pronta a comprare un sistema antimissile cinese

    di  .  Scritto  il  17 Ottobre 2013  alle  6:00.

La decisione della Turchia di acquistare il sistema di difesa anti-missile FD-2000 dalla cinese Cpmiec (China Precision Machinery Import and Export Corp) ha messo in allarme la Nato. Da febbraio la compagnia è soggetta a sanzioni statunitensi per aver violato gli embarghi contro Iran e Corea del Nord.nato

Uno dei primi ad alzare i toni è stato l’ambasciatore statunitense in Turchia, Francis Ricciardone: “Siamo preoccupati per il ruolo che quella compagnia ha nel disseminare tecnologia relativa alle armi nucleari nel mondo. Non è un sistema della Nato. La Cina non è un membro della Nato. Questa è solo una delle questioni in gioco”.

Alle dichiarazioni di Ricciardone hanno fatto seguito quelle del segretario generale dell’Alleanza Atlantica Anders Fogh Rasmussen: “Per noi la cosa importante è che il sistema acquistato da ogni paese a titolo personale lavori e operi con i sistemi degli altri paesi. Spero che la Turchia rispetti questo punto e che ogni nazione alleata lo verifichi”.

La reazione statunitense ha portato il presidente turco Abdullah Gül ad affermare che “l’acquisto non è ancora stato deciso. C’è una lista di finalisti, e la Cina è in testa. Dobbiamo prestare attenzione alle condizioni, ma non c’è dubbio che la Turchia prima di tutto fa parte della Nato (…). La Turchia ha comunque bisogno di un sistema di difesa”.

Il ministro della Difesa Ismet Yilmaz, citato dal quotidiano Hurriyet Daily News, difende l’accordo per motivi economici: “I cinesi ci offrono il miglior prezzo: 3,4 miliardi di dollari per lo sviluppo completo del progetto”, contro gli oltre 4 miliardi richiesti da Russia, Stati Uniti a alcuni paesi europei. In ogni caso, insiste Yilmaz, il sistema sarà compatibile con la tecnologia Nato.

Anche la Cina difende l’accordo. “La cooperazione tra la compagnia cinese e la Turchia è una cooperazione normale tra i due paesi. Speriamo che tutte le parti interessate possano vedere questa cooperazione in modo obiettivo e razionale, e che non si faccia politica in un’offerta del tutto commerciale”, la versione di Pechino, per bocca del portavoce del ministero degli Esteri Hua Chunying.

L’accordo, che potrebbe chiudersi nell’arco di sei mesi, comporterebbe l’installazione di 288 missili, montati su quattro lanciatori distribuiti su tutto il territorio nazionale.

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