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Venezuela: spionaggio “made in Usa”, alla fina Chávez aveva ragione

    di  .  Scritto  il  5 Novembre 2013  alle  6:00.

Alla fine Hugo Chávez aveva ragione. Il defunto presidente del Venezuela sosteneva di essere uno degli obiettivi primari dei servizi segreti statunitensi, e così è stato. L’Agenzia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti (Nsa) lo seguiva ossessivamente, preoccupata che l’influenza del governo di Caracas potesse interferire negli affari di Washington in America Latina.venezuelachavez

Nel 2007 il Venezuela era in testa alla lista di sei paesi oggetto delle attività di spionaggio dell’Nsa. In questo elenco figuravano anche Cina, Corea del Nord, Iran, Iraq e Russia, secondo The New York Times, che ha pubblicato la nota ufficiale dell’agenzia filtrata dal suo ex analista Edward Snowden.

La missione dell’Nsa nel paese sudamericano consisteva nell’aiutare i diplomatici statunitensi ad evitare che il Venezuela divenisse “leader regionale” e perseguisse quelle politiche “negative” per gli interessi degli Usa, spiega il documento.

Secondo il quotidiano, l’Nsa ha costantemente monitorato le email ufficiali e personali dei dieci funzionari di più alto rango del ministero della Pianificazione e delle Finanze del Venezuela. Inoltre, il governo dell’allora presidente statunitense George W. Bush sarebbe stato “in competizione con il presidente venezuelano per la leadership in America Latina”.

La Nsa aveva ordinato di analizzare “l’ampiezza e la profondità delle relazioni del Venezuela con i paesi di preoccupazione strategica per gli Usa, in particolare Iran, Cuba, Cina e Russia”. Tuttavia, una delle questioni che più sembrava preoccupare l’Nsa, era la possibilità che venissero alterate le spedizioni di petrolio dal Venezuela, il terzo fornitore di greggio degli Stati Uniti. Pertanto, il documento sottolineava la necessità di monitorare la stabilità del paese e, in particolare, il settore energetico.

Una presentazione con Powerpoint dell’agosto 2010 rivela inoltre che l’agenzia seguiva da vicino i prestiti di miliardi di dollari elargiti al Venezuela da Cina – per sistemi di radar e perforazione petrolifera -, Russia – per missili e aerei da combattimento – e Iran, per una fabbrica di droni.

Un funzionario dell’Nsa in Texas era responsabile di “monitorare quotidianamente i messaggi privati dei funzionari venezuelani, scavando tra i pettegolezzi che potessero fornire un qualche vantaggio politico”.

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