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Ucraina: la protesta non si ferma, la piazza chiede le dimissioni di Yanukovich

    di  .  Scritto  il  30 Gennaio 2014  alle  6:00.

“Siamo sull’orlo della guerra civile”, ha detto Leonid Kravchuk, presidente dell’Ucraina dal 1991 al 1994, in un discorso commosso al parlamento. E lo ha esortato a darsi da fare per placare la rabbia popolare ed evitare il peggio. Kravchuk ha proposto la nascita di una commissione per riformare la Costituzione, offrendosi come garante e mediatore tra maggioranza e opposizione, scrive il quotidiano Kiev Post. Intanto il braccio di ferro tra Viktor Yanukovich e i manifestanti continua: il presidente ha proposto un’amnistia per i manifestanti arrestati con la speranza di far sparire le barricate e calmare le acque, ma i leader delle proteste sono stati perentori: “Queste condizioni per noi sono inaccettabili”.ucrainaproteste2

Dopo aver incassato l’abolizione della controversa legge che limitava il diritto di manifestare e le dimissioni del primo ministro Mikola Azarov, adesso i dimostranti vogliono anche quelle di Yanukovich. Senza condizioni. “Questa crisi politica sembra il preludio di una rivoluzione”, racconta ad Atlas Bartosz Kramek, capo del consiglio della fondazione Open Dialog, in missione in Ucraina. “Ci sono repressioni continue contro il popolo, da parte della polizia e da parte dei cosiddetti “titushki”, gruppi di giovani arruolati dal ministero dell’Interno per sgomberare i manifestanti dalle strade. A Kiev le barricate si sono rinforzate per contrastare l’arrivo del Berkut, speciali unità di polizia. Temo che possa esserci un bagno di sangue. Nemmeno i medici e i giornalisti riescono a fare il loro lavoro”.

Angela Merkel ha espresso pieno appoggio ai manifestanti “che combattono per gli stessi valori che hanno fondato l’Unione Europea”, mentre Catherine Ashton, ministro degli esteri dell’UE, e Stefan Fuel, commissario per l’allargamento, sono andati a Kiev per tentare una mediazione. Storce il naso Vladimir Putin dinanzi alle interferenze europee: “Il popolo ucraino è in grado di risolvere i propri problemi da sé, senza interventi esterni”. Ma per Bartosz proprio Putin starebbe facendo pressioni su Yanukovich per risolvere la questione prima dell’inizio delle Olimpiadi di Sochi, a febbraio, forte del sostegno finanziario offerto all’Ucraina, in crisi anche economica.

Sul fronte opposto, invece, il Senato americano con una risoluzione ha condannato la repressione di Yanukovich e il tentativo maldestro di limitare il diritto di manifestare. Gli Stati Uniti minacciano sanzioni se la crisi non dovesse rientrare, e questo potrebbe tradursi in un ulteriore avvicinamento dell’Ucraina alla Russia. Intanto la gran parte delle principali città del paese si è unita alle proteste; alcuni manifestanti hanno occupato diversi uffici amministrativi regionali soprattutto a ovest del paese, mentre altri tentano di bloccare l’avanzata dei soldati verso Kiev, occupando le basi militari.

Sullo sfondo della protesta si intravede l’immagine di Yulia Tymoshenko, prigioniera politica per la quale più volte l’Unione Europea ha espresso parole di condanna, carismatica abbastanza da poter riconciliare il paese, anche se in questo momento un suo ritorno non sembra plausibile. E poi ci sono i nuovi volti dell’opposizione. Vitali Klitschko: ex sportivo, molto popolare, ma ancora poco abile e troppo inesperto per diventare un leader. Arseniy Yatseniuk, che domenica ha rifiutato la poltrona di primo ministro offertagli da Yanukovich ma che per gli analisti avrebbe buone possibilità di riconciliare il paese.

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