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Migrazioni: Onu, integrare il fenomeno nell’agenda di sviluppo post-2015

    di  .  Scritto  il  3 Ottobre 2014  alle  15:48.

Modificare la percezione dell’opinione pubblica in merito alla migrazione e comprendere che i migranti sono reali agenti dello sviluppo economico e sociale transnazionale: è stato questo uno degli argomenti che ha attraversato tutti gli interventi pronunciati nel corso del seminario di due giorni conclusosi oggi alla Farnesina a Roma intitolato “Integrating Migration into Development: Diaspora as a Development Enabler” e organizzato da ministero italiano degli Affari esteri insieme all’Organizzazione internazionale delle migrazioni.cubaemigrazione

L’iniziativa si era aperta stamattina con un minuto di silenzio dedicato alle vittime del naufragio avvenuto esattamente un anno fa al largo dell’isola di Lampedusa, nel corso del quale persero la vita più di 500 persone che dalla sponda meridionale del Mediterraneo cercavano di raggiungere l’Europa.

All’incontro a Roma ha partecipato oggi Peter Sutherland, rappresentante speciale delle Nazioni Unite per le migrazioni e lo sviluppo internazionale, che nel suo intervento ha più volte sottolineato il ruolo svolto dall’Italia nell’evidenziare la necessità di porre la questione della migrazione al centro dell’agenda politica internazionale.

Anche in seguito alla tragedia di Lampedusa, ha sottolineato il rappresentante speciale dell’ONU, “l’Italia ha assunto la leadership politica nell’insistere sull’importanza delle migrazioni; è in questo senso che va compresa l’importanza dell’operazione ‘Mare Nostrum’, che sia ben chiaro non è una soluzione sostenibile alle sfide dei nostri tempi, ma è stata una misura necessaria ad affrontare nell’immediato e in modo umanitario la questione delle migrazioni nel Mediterraneo”.

“Vi è un assoluto bisogno che la migrazione venga inserita tra i temi dell’agenda che indicherà gli Obiettivi di sviluppo dopo il 2015 – ha affermato poi Sutherland – Dobbiamo creare un mix politico olistico che affronti la migrazione non soltanto dal punto di vista della sicurezza e del controllo delle frontiere, ma che comprenda come la migrazione gestita in modo efficace crei in realtà sviluppo economico e sociale sia nel Paese d’origine che in quello di destinazione”.

Il rappresentante speciale dell’ONU ha aggiunto di ritenere fondamentale un maggiore coinvolgimento del ruolo dei migranti nell’agenda dei ministeri dello sviluppo economico.

“Vi è spesso una sorta di imbarazzo politico sulla necessità di affrontare in modo serio la questione della migrazione – ha proseguito nel suo appassionato appello Peter Sutherland – Nascondere la nostra testa sotto la sabbia o far finta che questo fenomeno non esisti, non farà che far peggiorare le cose: non credo che sia tanto la presenza dei migranti in Europa che ha reso il tema della migrazione un problema, ma piuttosto proprio l’assenza di politiche coerenti da parte degli Stati e di un’efficace capacità di governance della migrazione”.

“Siamo in grande debito con l’Italia soprattutto per la gestione morale della migrazione – ha insistito ancora il rappresentante speciale dell’ONU – una politica che non prenda in considerazione le questioni umanitarie e della dignità personale non può essere definita una politica”.

Sutherland ha poi concluso il proprio intervento evidenziando come il fenomeno della migrazione e il ruolo dei migranti come agenti dello sviluppo debbano centrali nella stesura dell’agenda post-2015.

“Numerosi studi scientifici hanno dimostrato come la migrazione non ruba lavoro ai cittadini dei Paesi di destinazione – ha aggiunto ancora Sutherland – anzi ogni nuovo migrante occupato crea un nuovo posto di lavoro nel Paese di destinazione, mentre l’impatto in quello d’origine può essere ancora maggiore, sempre che appunto le politiche di gestione di questo fenomeno siano efficaci, eque e ben dirette.

Il seminario è terminato con l’intervento di Giampaolo Cantini, direttore generale per la Cooperazione italiana allo sviluppo, secondo il quale il ruolo dell’Italia non si limita nell’affrontare il fenomeno delle migrazioni dal punto di vista emergenziale, ma anche come una prospettiva positiva.

“E’ una grande sfida per la comunità internazionale riuscire a riconoscere le proprie deficienze i merito a questo tema – ha detto Cantini – per fare questo è necessario riconoscere che il fenomeno delle migrazioni, che sono sempre esistite storicamente, sta diventando sempre più esteso a livello globale. Da questo riconoscimento dovranno per forza di cose discendere una serie di considerazioni a livello delle autorità politiche nazionali e internazionali che serviranno per indirizzare le decisioni di ciascuno Stato”.

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