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Un rapporto Onu ‘condanna’ la Libia: guerra, violenze e rischio ‘contagio’

    di  .  Scritto  il  2 Marzo 2015  alle  6:00.

Un paese alla deriva, ormai prossimo a una guerra totale. Questi sono gli elementi di sintesi che emergono dal rapporto sulla situazione in Libia diffuso ieri dal panel di esperti dell’Onu e consegnato alcuni giorni fa al Consiglio di sicurezza.

Nel documento si punta il dito sostanzialmente contro tutti e si sottolinea come stiano risultando inefficaci tutti i sistemi di controllo messi in atto per applicare l’embargo delle armi ma anche per evitare il contrabbando di petrolio e derivati.libiabengasi

Nel riportare le varie vicende susseguitisi nel corso del 2014, nel rapporto si fa riferimento a tutti i gruppi armati – sia a quelli dello schieramento Karama, vicino al governo di Tobruk riconosciuto dalla comunità internazionale; sia a quelli dello schieramento Fajr Libia di base a Tripoli e Misurata – sottolineandone le responsabilità nel fallimento del dialogo politico. Una minaccia significativa per la pace viene poi dai gruppi islamisti, in particolare da Ansar al-Sharia e dai gruppi affiliati, che hanno causato morte e distruzione in particolare a Bengasi e Derna.

Tra gli elementi di preoccupazione c’è anche la presenza nel sud (Fezzan) di gruppi estremisti locali e stranieri che possono costituire una minaccia per i paesi del Sahel, soprattutto in termini di minaccia terroristica.

L’inefficacia dell’embargo sulle armi è, secondo gli esperti, collegata anche all’inefficacia nei controlli del contrabbando del petrolio, la grande ricchezza del paese. Nonostante, in seguito all’incidente della nave Morning Glory (marzo 2014) il Consiglio di sicurezza avesse adottato una risoluzione che prevedeva azioni sulla base di precise richieste del governo libico, nessuna richiesta è mai arrivata. “Il Panel – si legge nel rapporto – ritiene però che sia il greggio che i suoi derivati siano stati illecitamente esportati contribuendo a finanziare il conflitto in corso”. Secondo il Panel, il greggio sarebbe stato esportato da alcuni porti che non si trovano sotto l’autorità del governo.

Nella lettura del documento si fa anche riferimento alla possibilità che armi autorizzate e destinate alla European Unione Border Assistance Mission siano finite dove non avrebbero dovuto. Di certo, si legge, di una parte di questo materiale si è perso il controllo una volta arrivato in aeroporti controllati dalle milizie. A darne notizia era stato lo scorso aprile il governo di Malta secondo cui si era persa traccia di 23 fucili d’assalto, 70 pistole e 42.000 caricatori.

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