Socialize

Kenya: Ngũgĩ wa Thiong’o a Roma per “Decolonizzare le menti”

    di  .  Scritto  il  22 Maggio 2015  alle  6:00.

Sottrarsi alla potenza dei poteri forti, dei vecchi e nuovi colonialismi, anche attraverso il suono, la lingua, perché la libertà, la cultura e l’uguaglianza tra le culture passa anche dal suono. E’ uno dei punti su cui si è soffermato Ngũgĩ wa Thiong’o, presentando a Roma l’edizione italiana del libro ‘Decolonizzare le menti’. Scrittore, drammaturgo e saggista keniano, Ngũgĩ  è una delle figure intellettuali di maggiore rilievo non solo del continente africano, ma del panorama culturale mondiale.Ngũgĩ wa Thiong’o

A Roma, su invito della casa editrice Jaca Book – che ha finalmente curato l’edizione italiana, a 30 anni dall’uscita di un libro comunque ancora attuale – e della Libreria Griot, Ngũgĩ ha sottolineato la bellezza delle lingue, “depositarie di cultura”. Una bellezza nella diversità, ma che nel tempo è stata messa in discussione con la forza: “In certi momenti della storia c’è chi ha sostenuto che alcuni suoni sono più suoni di altri, la loro lingua è più lingua di altri…Invece dobbiamo pensare alle nostre lingue non come gerarchie, ma come reti. E in una rete si dà e si riceve in maniera paritetica”.

Nell’affollato auditorium dell’Istituto centrale per i beni sonori e audiovisivi, che ha ospitato l’evento, la presenza di Ngũgĩ è servita anche a stimolare il dibattito sull’Africa con la presenza tra i relatori del critico letterario Goffredo Fofi, direttore della rivista ‘Lo Straniero’, e con Alessandro Triulzi, docente di Storia dell’Africa presso l’Università ‘L’Orientale’ di Napoli.

Per Ngũgĩ, che nel 1978 pagò anche con il carcere la scelta di scrivere in kikuyu piuttosto che in inglese, la lingua è un aspetto primario , un punto di partenza fondamentale non per “negare l’esistenza degli altri” ma “per comprendere gli Altri partendo dalla propria esperienza culturale”. E, parlando di Africa, ha ricordato quanto l’Africa ha dato all’Occidente e quanto sta ancora dando in termini di risorse umane e materiali. “L’Europa – ha concluso con elegante ironia – ci ha invece dato gli accenti: così c’è l’Africa francofona, quella anglofona, quella che parla portoghese…”.

→  Stampa articolo (o crea PDF)
→  Condividi o invia per e-mail

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *