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Guatemala: esce dal carcere e torna in politica, la ‘seconda vita’ di Portillo

    di  .  Scritto  il  10 Giugno 2015  alle  7:04.

Condannato per corruzione negli Stati Uniti, pena ormai scontata, l’ex presidente Alfonso Portillo, 63 anni, torna ad irrompere sulla scena politica nazionale da protagonista: sarà infatti capolista di Todos, formazione di destra, con cui andrà alla conquista di un seggio da deputato alle elezioni per il Congresso, in calendario il prossimo 6 settembre. Accanto a Lizardo Sosa e Mario García, rispettivamente l’aspirante presidente e il suo aspirante vice, Todos ha presentato ufficialmente anche Portillo, accompagnato dalla ex primera dama e sua ex moglie Evelyn Morataya; anche lei correrà per un seggio da deputato, appena due caselle dietro all’ex marito nella lista del partito.PORTILLO PIDE A LA CORTE NO SER EXTRADITADO A EEUU

Il ritorno in pompa magna di Portillo – che cavalcando l’onda ha già promesso di “correggere gli errori” (sic) – avviene nel pieno dello scandalo per una tentacolare rete di corruzione che ha portato l’8 maggio all’uscita di scena della vice presidente Roxana Baldetti, dietro le imponenti pressioni delle piazze. Una crisi tutt’altro che chiusa, come dimostrano le manifestazioni di protesta con cui sempre più guatemaltechi continua a chiedere a gran voce le dimissioni del presidente Otto Pérez Molina. Lo scandalo – conosciuto come il caso de «La Línea» – del resto, è clamoroso e colpisce il governo dell’ex generale già sospettato di violenze e abusi durante la guerra civile (1960-1996), succeduto a un presidente di centro-sinistra che aveva ridestato le fragili speranze delle classi più povere.

Grazie alla Commissione internazionale contro l’impunità in Guatemala, un organismo delle Nazioni Unite unico nel suo genere, è stato possibile smantellare una rete di alti funzionari e personalità influenti che ricevevano tangenti da parte di un giro di imprese impegnate da tempo a frodare il fisco; fra i coinvolti eccellenti, anche il segretario privato di Baldetti, il capitano a riposo Juan Carlos Monzón – latitante – e alti responsabili della Sovrintendenza dell’amministrazione tributaria del Guatemala (Sat).

E, mentre il destino politico di Pérez resta in bilico, a fine maggio, la Cicig ha svelato un altro caso di corruzione su vasta scala, questa volta in seno all’Istituto guatemalteco di sicurezza sociale (Igss), i cui vertici sono in cella accusati di aver venduto in cambio di tangenti un contratto ad un’azienda messicana per fornire il servizio di dialisi peritoneale, poi rescisso in seguito alla morte di almeno dieci pazienti, una volta chiaro che la società non ne era in grado.

In un contesto caotico, dunque, la resurrezione politica di Portillo non sorprende: “Il popolo mi accoglie mettendo da parte i miei peccati” ha dichiarato candidamente parlando all’assemblea generale di Todos l’ex capo dello Stato, primo ex governante latinoamericano consegnato spontaneamente dal proprio paese alla giustizia statunitense, rientrato in Guatemala il 25 febbraio scorso dopo essere rimasto per un anno e nove mesi in una prigione americana per riciclaggio (in totale, 5 anni e  10 mesi, parte dei quali già scontati in patria). Assolto invece, per una frode costata almeno 15 milioni al ministero della Difesa durante il suo mandato (200-2004), Portillo promette scintille: “La politica di oggi – ha detto in questi giorni –  è fatta di tangenti, bustarelle e scommesse. Mi rimetto al verdetto del popolo. Se non mi voterà, lo rispetterò”.

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