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America latina: scandali corruzione, se la ‘patria’ è il Perù dei Pizarro

    di  .  Scritto  il  11 Giugno 2015  alle  7:17.

La saga della corruzione alimentata dai presidenti latinoamericani trae le sue origini in Perù: ne è certo Guillermo Descalzi, che in un editoriale sul Nuevo Herald di Miami non esita fare nomi e cognomi dei personaggi ‘eccellenti’ responsabili dell’inesorabile declino del suo paese e di buona parte della regione, scossa da una sequela di scandali, al pari di quanto accade in Europa e nel mondo del calcio mondiale.franciscopizarro

Tutto comincia “con un traditore analfabeta” – scrive il giornalista e letterato di origini peruviane – “il conquistador Pizarro, ladro e assassino che uccise Atahualpa e se ne andò con il riscatto dell’Inca, tre stanze piene d’oro e d’argento. Da qui comincia, questa è l’origine di questo male peculiarmente latinoamericano il furto presidenziale, un’arte da allora lucida e raffinata”.

Pizarro afferrò ciò che poté, i suoi discendenti continuano a farlo e “la cosa peggiore – affonda Descalzi – è che “glorifichiamo a tutt’oggi il ladro Pizarro. Cosa dobbiamo fare? Dire basta a questa manica di teppisti; se non li imprigionano, almeno denunciamoli e ridiamo di loro. Il loro orgoglio, la loro vanità sono tali che l’ignominia e la burla forse basteranno almeno per ridurre questa feccia di presidenti Pizarristi del continente”. Descalzi apre la sua lista dei corrotti con Alan García, il cui primo governo (1985-1990) lasciò al Perù un’inflazione del 2.178 %, “assediato” da Sendero e dal MRTA; “Col secondo mandato graziò tremila narcotrafficanti che pagarono milioni a un comitato presidenziale che rispondeva direttamente a lui”.

Dopo García, Descalzi cita Alejandro Toledo, il primo presidente indigeno del Perù e dunque “solidamente peruviano” – rispetto al corrotto nippo-peruviano Alberto Fujimori, oggi in carcere per violazioni dei diritti umani – e della sua moglie di origine belga, Eliane Karp. E Descalzi arriva inevitabilmente anche a Ollanta Humala che, scrive, “raggiunse la presidenza fingendo di essere di sinistra per poi tradire i suoi sostenitori…”.

Insomma, sostiene l’autore, la corruzione è a destra e a sinistra, ovunque, ma “la corruzione presidenziale peruviana resta esemplare. Per completare il suo ragionamento, il giornalista menziona tre scandali recenti: “Guardate Haiti: dopo il sisma del 2010, che uccise oltre 230.000 persone, la Croce Rossa americana ha raccolto 500 milioni e costruito…sei case, sei…con 500 milioni. Dove sono i soldi ‘avanzati’?

E poi la Fifa: Qui sorprende l’interesse per così poco, appena 150 milioni in tangenti, ma sui 500 milioni di Haiti c’è pochissima indignazione. E per le migliaia di milioni frutto di corruzione in Perù? Le tangenti spiegano la Russia per il prossimo Mondiale. Il Qatar è meno spiegabile, con temperature oltre i 50 gradi Celsius…Lì sono morti già più di 1200 operai costruendo uno stadio. A questo ritmo ne moriranno 4000 per ogni stadio. Giocheranno sui morti? Noi in Perù lo facciamo…”.

Al lettore che si chieda cos’abbiano in comune gli ultimi casi citati, Descalzi risponde così: “Primo, sono una vergogna; secondo, non è facile provare dove sono finiti i milioni; terzo, sono i capi che rubano. Pizarro sarà felice nella sua tomba con ciò che la sua pro genitura ha ottenuto. L’arte del furto presidenziale peruviano pizarrista  – conclude – risalta come esempio luminoso di fronte ad Haiti e alla Fifa”.

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