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Siria: comunque finisca, il conflitto cambierà la regione

    di  .  Scritto  il  9 Dicembre 2015  alle  6:00.

L’esercito iracheno ieri ha ripreso un distretto di Ramadi, una delle città conquistate dall’Isis. Secondo varie fonti, in città i combattenti jihadisti sarebbero un migliaio. Alla fine di Ramadi resteranno soltanto macerie come è successo altrove. Turchia-Siria

Nonostante i raid aerei, l’Isis sta dimostrando capacità di resistenza lì dove riesce ad attecchire anche grazie all’arrivo di sempre nuovi rinforzi. Secondo alcuni studi di istituti americani diffusi nelle ultime ore, l’Isis ha aumentato la propria capacità di reclutamento con i gruppi di combattenti più numerosi che provengono da Tunisia, Russia e Arabia Saudita.

Ancora ieri Amnesty International ha pubblicato un rapporto puntando l’indice contro il commercio legale di armi. Perché quelle armi, vendute per un decennio all’Iraq o ad altri paesi, è finito in mano ai gruppi armati adesso impegnati in Siria e in Iraq, e quindi anche all’Isis.

I radi, si dice da più parti, non sono una soluzione, anzi sembra stiano scalfendo poco se non rafforzando l’Isis. I rappresentanti di altri gruppi armati impegnati in Siria, si sono ritrovati in Arabia Saudita: il tentativo è di aprire la strada a una formazione unica o una sorta di federazione in grado di fronteggiare allo stesso tempo l’Isis e di condurre negoziati politici con Assad.

Difficile dire se il conflitto in Siria è a una svolta, più facile sostenere che ci vorrà ancora tempo perché si concluda. Difficile calcolare il costo umano di questa guerra in termini di vite perdute, feriti, violenze, civili costretti alla fuga. Sarà un conflitto che segnerà questa regione per sempre. E su questo non c’è alcun dubbio.

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