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Siria: la guerra contro i civili non si ferma, e gli aiuti non bastano più

    di  .  Scritto  il  13 Gennaio 2016  alle  6:00.

Abbiamo visto gente, ma non vita. Ha usato queste parole Sajjad Mali, rappresentante dell’Agenzia dell’Onu per i rifugiati in Siria, per descrivere le scene viste a Madaya, una cittadina di montagna a circa 25 chilometri da Damasco assediata da mesi dalle forze governative. Un accordo, che includeva anche due città filogovernative a nord assediate dai ribelli (Foah and Kefraya), ha consentito nelle ultime ore la distribuzione di cibo e medicinali a una popolazione civile allo stremo.bulgariarifugiatisiriani

Che siano i governativi ad assediare o i ribelli, la situazione per i civili non cambia. Fame, malnutrizione, malattie insidiano soprattutto le vite dei più piccoli e delle fasce più deboli. A Madaya sono state consegnati aiuti che dovrebbero bastare per un mese e che arrivano nel momento più freddo della stagione. Ma i combattimenti proseguiranno presto a sud come a nord. A Foah e Kefraya, gli abuatbnti sotto assedio sarebbero circa 12.000, circondati dai ribelli e da gruppi affiliati al fronte al-Nusra.

Secondo testimomianze raccolte dagli stessi operatori dell’Onu, al mercato nero di Madaya, un chilo di riso costa 300 dollari; chi non può permetterselo, manda i propri figli a raccolgiere erbe selvatiche per cucinare delle zuppe, ma ci sono stati casi di bambini saltati in aria su mine antiuomo proprio mentre raccoglievano erbe.

“Ciò che abbiamo visto a Madaya – ha detto Malik parlando in collegamento con alcuni giornalisti a Ginevra – non dovrebbe accadere in questo secolo”. La stessa fonte ha confermato che alcune persone sono morte di fame in questi mesi e annunciato che l’Organizzazione mondiale della Sanità fornirà dei dati in merito.

Secondo alcune stime, almeno 4,5 milioni di siriani vivono attualmente in zone del paese difficilmente raggiungibili e 400.000 in aree poste sotto assedio.

Gli effetti del conflitto stanno ormai da tempo travalicando i confini del paese. Il conflitto arruva in Europa attraverso le facce stravolte dei rifugiati. Ieri invece è stato un attentato compiuto a Istanbul a portare la guerra in Turchia. Il bilancio dell’attentato suicida, attribuito a un membro di Isis, è di cieci morti e una quindicina di feriti.

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