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Sudan: la deriva militarista di Bashir, stato d’emergenza e campo libero all’esercito

    di  .  Scritto  il  25 Febbraio 2019  alle  9:25.

Stato d’emergenza per un anno, quasi totale dissoluzione del governo (sono rimasti in carica sei ministri federali), sostituzione di tutti i governatori con ufficiali militari, richiesta al parlamento di sospendere il voto degli emendamenti alla Costituzione che avrebbero consentito a Omar Hassan al-Bashir di ripresentarsi alle elezioni del 2020 per un nuovo mandato presidenziale. Così lo stesso Bashir ha dato la sua risposta alle manifestazioni che dallo scorso 19 dicembre hanno messo in discussione le fondamenta del suo stesso potere.

Se inizialmente chi manifestava avanzava richieste economiche a fronte di un aumento dei prezzi di farmaci, carburante e generi di prima necessità, ben presto le manifestazioni si sono trasformate in un attacco diretto alla legittimità dell’attuale governo e di Bashir in particolare.

Lo stato d’emergenza concede ulteriori poteri alle forze di sicurezza. La decisione però è stata accolta da nuove dimostrazioni con la polizia che ancora nel fine settimana ha fatto uso di gas lacrimogeni per disperdere la folla a Khartoum e a Omdurman.

Bashir ha intanto nominato come nuovo primo ministro Mohamed Tahir Ayala, governatore dello Stato di Gezira, mentre il ministro della difesa ed ex capo dei servizi di intelligence, Awad Mohamed Ahmed Ibn Auf, è stato nominato primo vice presidente e manterrà la carica di ministro della Difesa.

Ad alzare la voce contro le decisioni di Bashir sono stati i principali gruppi di opposizione: il National Consensus Forces ha sostenuto di voler andare avanti fino alla caduta di Bashir; il National Umma Party, guidato da Sadiq al-Mahdi, ha criticato le dichiarazioni di Bashir.

Incerto e contraddittorio a seconda delle fonti resta il bilancio dei morti di questi due mesi di proteste: fonti di opposizione riferiscono di una sessantina di morti; il governo ha riferito di 32 morti tra cui tre poliziotti. Negli ultimi giorni agli arresti è finito tra gli altri Osman Mirghani, direttore del quotidiano Al-Tayyar, che poco prima di essere arrestato era apparso sulle frequenze della tv Al Arabiyya al Hadath, criticando il discorso di Bashir di venerdì.

Alla ricerca di alleati e sostegno, Bashir ha incontrato sabato Khalid bin MOhammed Al Attiyah, inviato dell’emiro del Qatar; all’incontro ha preso parte anche Ibn Auf

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